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CAPOLAVORO
Arte e impegno sociale nella cultura italiana attraverso il Novecento
Anteprima
Museo di Santa Giulia
dal 23 maggio all'8 giugno 2014
 
Già dal 1975 il Maggio Culturale fu animato da mostre d'arte, come risposta di Brescia alla strage fascista del 1974 che in piazza della Loggia aveva colpito direttamente i lavoratori in una manifestazione sindacale: la cultura come momento di aggregazione e di riflessione. Il lavoro, oggi precario, flessibile, carico di insicurezza e nuova povertà o, più raramente, aperto, nella mobilità e nella pluralità di ambienti, a nuove esperienze.
 
Brescia, città simbolo dell’industria e dello sviluppo economico - cui deve la ricchezza di decenni - laboratorio di nuovi modelli di lavoro e organizzazione sociale, nel recupero della memoria della fatica e della dignità del lavoro può trovare il senso della propria storia recente.
Attraverso una selezione di opere della Raccolta Cgil, donate nei decenni da importanti artisti italiani e di altre opere del Museo del Premio Suzzara, dedicato dal 1948 al tema arte e lavoro, nella mostra CapoLavoro.
 
 
Arte e impegno sociale nella cultura italiana attraverso il Novecento si potranno rileggere forme e condizioni di lavoro e figure di lavoratori in un contesto che muta nel corso della storia e da fatica delle braccia si trasforma sempre più in lavoro delle macchine, fino alle forme più vicine a noi sul versante di una condizione automatizzata e informatizzata.
La mostra si articola in due momenti: l’Anteprima dal 23 maggio all’8 giugno 2014, annuncia, attraverso alcune opere esemplificative, i temi della mostra vera e propria CapoLavoro, che sarà allestita nello stesso Museo di Santa Giulia dalla metà di ottobre 2014 con circa 70 opere.
 
Nell’anteprima, con un celebre studio del 1951 di Renato Guttuso dedicato alla Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio si aprono finestre sul lavoro bracciantile nei campi e nell’edilizia (le Mondine di Giuseppe Migneco, il Muratore di Remo Pasetto), sul lavoro femminile (la Tessitrice di Piero Martina), sul lavoro nel mare (il cantiere navale ne Il lavoro di Tato, i Pescatori di Ugo Attardi), la fabbrica (La raffineria di Paolo Ricci, il Cantiere brasatori di Alberto Nobile), sul grande tema sociale dell’emigrazione (la Famiglia di emigranti di Alberto Sughi).
 
Nel percorso della mostra CapoLavoro da un’Italia arcaica, artigiana, contadina, in cerca di pane anche nell’emigrazione, si passerà alla celebrazione dell’eroismo dei costruttori del mondo nuovo, al realismo che celebra il lavoro come immane fatica ma anche come progresso, all’avvento della fabbrica come paesaggio moderno, alle lotte bracciantili e sindacali del dopoguerra, alla scomparsa del lavoro tradizionale, attraverso una raccolta significativa che rappresenta un frammento, non limitato, della ricerca artistica italiana specie nella seconda metà del Novecento, da Birolli a Guttuso, da Pizzinato a Romagnoni, da Plattner a Tadini, da Francese a Ceroli, da Pozzati a Valentini.
 
Ingresso all'anteprima compreso nel biglietto del Museo.
 



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