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La Vittoria Alata

La storia

 
La statua della Vittoria alata è uno dei pochi bronzi di grandi dimensioni conservatosi sino ai nostri giorni, l’unico in Italia settentrionale.
 
L’importanza del rinvenimento, avvenuto nel luglio del 1826 e accompagnato a quello di altri ritratti in bronzo oltre alle strutture stesse dell’antico Capitolium, portò alla costituzione del Museo patrio nel 1830, mèta di visita dei più illustri studiosi del tempo.
 
Dopo la scoperta, la statua fu oggetto di numerosi studi e ipotesi interpretative, che convennero nell’identificarla con la dea romana della vittoria, di valenza prevalentemente militare. L’ipotesi secondo la quale si dovesse trattare addirittura di un originale greco del III secolo a. C., raffigurante Afrodite, giunto a Roma come bottino e modificato poi in Vittoria alata, sembra oggi superata.
 
Un recente studio ha proposto che si tratti piuttosto di un’opera di età giulio-claudia; la presenza di questo straordinario bronzo a Brescia sembra legata al dono che potrebbe avere fatto alla città dopo il 69 d. C. l’imperatore Vespasiano, come ex voto per il successo militare ottenuto tra Brescia e Cremona sugli eserciti rivali di Ottone e Vitellio.



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