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31/10/2017

[HALLOWEEN IN CASTELLO]
NELLA NOTTE PIU’ INQUIETANTE DELL’ANNO IL CASTELLO SI RIPOPOLA CON GLI SPIRITI NELLA STORIA

 
 
 

HALLOWEEN. NELLA NOTTE PIU’ INQUIETANTE DELL’ANNO
IL CASTELLO SI RIPOPOLA CON
GLI SPIRITI NELLA STORIA

 
 
Fondazione Brescia Musei in collaborazione con la Confraternita del Leone, è lieta di presentare l’evento Spiriti nella storia. Nella notte più misteriosa e tenebrosa dell’anno, in occasione della festa di Halloween, alcune figure spettrali di personaggi celebri della storia bresciana, interpretate dai rievocatori della Confraternita, si aggireranno negli spazi del Castello raccontando la loro storia e le loro gesta.
 
Lungo il percorso alcuni operatori dei Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei renderanno la visita ancora più avvincente accompagnando la rievocazione con letture tratte da componimenti scritti dai personaggi  o relative alle loro vicende personali.
 
I visitatori saranno dunque catapultati in un favoloso viaggio a ritroso nel tempo e potranno incontrare e interrogare diversi fantasmi tra cui Cidno re dei Liguri dell’età del bronzo, Rotari duca e poi re dei Longobardi, la principessa Ermegarda, l’eretico Arnaldo, il giurista e letterato Albertano da Brescia, Il Capitano guelfo Tebaldo Brusato, il raffinato Pandolfo Malatesta Signore di Brescia agli inizi del XV secolo, il Sopracomite della Repubblica di Venezia Orazio Fisogni, il grande matematico Niccolò Tartaglia, alcuni eroi del risorgimento come Carlo Zima e Gabriele Camozzi e tanti altri.
 
L’evento ad ingresso gratuito, dedicato a grandi e piccini, si svolgerà martedì 31 ottobre dalle 18.30 alle 23.30 nel piazzale della Locomotiva del Castello.

Collaborano alla manifestazione anche il Gruppo Storico Città di Montichiari e il Club Fermodellistico Bresciano.

 
 
Ognissanti

Fin dai tempi antichi la notte del 31 ottobre è una notte con delle caratteristiche speciali; nella tradizione celtica era detta Samhain, notte in cui gli spiriti dei morti si aggiravano sulla terra e i Celti, travestendosi da demoni, in caso di incontri con queste creature, potevano stare tranquilli. Nel medioevo era usanza chiedere cibo in cambio di una preghiera per i defunti, bussando di porta in porta. Le zucche sono arrivate dopo, prima c’erano le rape che venivano trasformate in lanterne economiche, per fare luce. Ad ottobre infatti le giornate cominciano ad accorciarsi ed un lanterna era necessaria per illuminare il cammino.
La trasformazione in Halloween è avvenuta successivamente nei paesi anglosassoni caricandosi di leggende, ed è poi arrivata da noi, negli ultimi decenni, trasformandosi ancora, in forma “commerciale”, nella notte dove ci si maschera da creatura terribile per giocare a  “dolcetto o scherzetto” o per fare paura.
Fondazione Brescia Musei in stretta collaborazione con La Confraternita del Leone, associazione di rievocazione storica di Brescia, propongono invece quest’anno un’originale e piacevole declinazione dell’evento in chiave culturale.
Chi meglio di uno spirito reincarnato può raccontare la propria storia? E in quale momento se non la notte più magica dell’anno?


 

 
 
LA CELEBRAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI
E LA MASNADA DI HELLEQUIN

a cura di Marco Merlo, conservatore del Museo delle Armi, Fondazione Brescia Musei


 
 
 
Narra Pier Damiani, nella vita di Sant'Odilone abate di Cluny, che un eremita siciliano sentì provenire dai fuochi dell'Etna le voci dei diavoli che si lamentavano per le messe in suffragio dei defunti, poichè queste strappavano troppo presto le anime dalle loro torture. Odilone, quindi persuaso dell'efficacia delle messe in suffragio delle anime dei morti decise, intorno al 998, di istituire la commemorazione di tutti i defunti il giorno dopo i vespri di Ognissanti, inserendola nella celebre riforma cluniacense.
Nel 1030 dall'abbazia di Cluny questa innovazione liturgica si era estesa a tutta la cristianità.
 
In realtà, nelle intenzioni di Odilone, vi era quella di celebrare una festa liturgica in cui svolgere messe di suffragio per tutti i defunti, senza tuttavia ricorrere agli antichi culti pagani dei morti, contro i quali tutte le autorità ecclesiastiche fino a quel momento si erano opposte.
 
É significativa, d'altra parte, la scelta di Odilone di celebrare tutti i defunti il giorno seguente a quello di Ognissanti. Questa era invece una festa celebrata fin dal IV secolo da quasi tutti i cristiani, ma in differenti giorni dell'anno. Intorno al 740 fu stabilito che la ricorrenza dovesse cadere il primo giorno di novembre (fu elevata a festa di precetto nell'835, istituita ufficialmente nell'840) e, in origine, prevedeva una vigilia e un'ottava, abolite con la riforma del 1955 di Pio XII.
 
La data di questa festività è importante poichè, molto probabilmente, si sovrappose alla festa celtica di Samhain, una sorta di capodanno celtico (l'anno iniziava il 31 ottobre) festeggiato in Francia settentrionale, in Inghilterra e in Irlanda, che per molte popolazioni aveva anche un aspetto magico-sacrale legato al ritorno dei morti sulla terra per una sola notte. In particolare nell'arcipelago britannico e in Irlanda le due festività si compenetrarono, allargandosi alle popolazioni di etnia germanica (Germania e Scandinavia), dove tutt'oggi è maggiormente sentita la notte di Halloween. Meno probabile è invece una derivazione dai Parentalia romani, la festa dei morti, poichè cadeva a febbraio, ma è importante osservare come in molte culture mediterranee, in particolar modo dell'Italia centrale e meridionale, la notte tra Ognissanti e il giorno della commemorazione dei defunti vi siano delle tradizioni folkloristiche molto simili a quelle nordiche, a partire da quella di mascherarsi e chiedere, casa per casa, un'elemosina, quasi sempre in forma di cibo (in particolare alcuni tipi di dolci, entrati poi nelle differenti tradizioni locali) in cambio di preghiere di suffragio per i morti, usanza già fortemente radicata nel Tardo Medioevo. Soprattutto in Inghilterra la festa di Halloween fu maggiormente sentita, citata anche da Shakespeare nella dizione arcaica Hallowmas, famosa come giorno in cui i mendicanti chiedono le elemosine.
 
A queste tradizioni si può affiancare quella della Masnada di Hellequin, o Herlequin o Helething, di chiara tradizione germanica (Heer = esercito; Thing = assembelea degli uomini liberi, cioè coloro che hanno il diritto di portare armi), già menzionata da Tacito a proposito degli Harii, guerrieri che in alcune notti dell’anno si travestivano da spettri. La tradizione medievale prende piede nel XII secolo, probabilmente in concomitanza con il fenomeno noto come "addomesticamente della cavalleria" da parte delle autorità ecclesiastiche, a partire da un racconto di Oderico Vitale. La masnada era un esercito numerosissimo, composto da tutti i guerrieri morti in battaglia, comandato dallo spirito Hellequin, un gigante dal volto nero, il corpo in stato di putrefazione e armato di una pesante clava di legno nodoso. A partire dal racconto di Oderico Vitale, la funzione dell'esercito dei morti è chiaramente penitenziale, mostrando i tormenti che attendono dopo la morte coloro che hanno peccato, una funzione che infatti inizia a decadere con la "nascita" del Purgatorio. Ma in due secoli soprattutto, XII e XIII, la masnada assunse molti significati, dalle isole britanniche alla Sicilia, sia in senso di metafora politica, sia in senso di monito spirituale. Significativo è che, come per molti santi cristiani, come San Faustino, la masnada dei morti intervenne in alcune circostanze in soccorso di un popolo aggredito, come si narra durante l'invasione inglese dell'Irlanda nel 1169, quando all'assedio di Osraige, racconta Giraldo Cambrense, il campo delle truppe al servizio dei plantageneti fu attaccato di notte da parte dell'esercito dei morti.
 
É importante osservare che Hellequin fu associato a due celebri figure del Medioevo: la prima è quella ispirata dalla tradizione del re bretone Herla, ma che si diffonde nel continente, fino ad arrivare nel meridione d'Italia, come re Artù; dall'altra nella figura carnevalesca di Arlecchino (dalla latinizzazione del nome Herlequin = Arlequinus), i cui tratti nella Commedia dell'Arte continuano ad essere gli stessi della tradizioni medievale: volto scuro e aggrottato, corpo pezzato multicolore (i simboli della putrefazione) e un grosso randello alla cintura.
 
 
 
 



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