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18/02/2021

IL MIO MUSEO. L'opera del cuore in dieci racconti

 
 
 
 
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Appuntamento online ogni giovedì alle ore 20.00
con il nuovo progetto di intercultura per costruire una nuova società civile partendo dal dialogo tra le diverse anime culturali di Brescia

 
Il Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei si impegnano da anni nel rafforzare il ruolo del Museo come veicolo di coesione sociale, configurandolo come luogo accogliente e inclusivo in grado di favorire il dialogo tra individui portatori di istanze culturali diverse. 

In linea con la mission Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Gruppo Fai Ponte fra culture - Delegazione di Brescia propone IL MIO MUSEO un innovativo progetto interculturale interamente prodotto grazie al prezioso contributo delle risorse interne di Fondazione Brescia Musei e che coinvolge mediatori artistico-culturali afferenti al Gruppo FAI Ponte tra culture-Delegazione di Brescia.

L'idea nasce nel difficile periodo dell’emergenza sanitaria che ha fortemente colpito Brescia, una città cosmopolita, la cui comunità è eterogenea e multietnica. Da qui la volontà di creare un progetto interculturale per tornare a parlare di patrimonio culturale da punti di vista inediti e con nuove voci e sguardi. I mediatori sono protagonisti di brevi video sottotitolati in italiano in cui raccontano, nella propria lingua madrel’opera del cuore scelta tra le collezioni permanenti delle diverse sedi museali. 
 
video del progetto saranno presentati a partire dal 25 febbraioogni giovedì sera alle 20.00 sulla pagina Facebook di Fondazione Brescia Musei. All’iniziativa sarà dedicata una playlist archivio sul canale YouTube della Fondazione.
 
 
IL MIO MUSEO: I PROTAGONISTI 

Lilia Bicec dalla Moldavia, racconta della tessitura del tappeto nuziale, antica tradizione femminile della sua terra, evocata dalla visione dell’opera di Giacomo Ceruti “Filatrice”.  
 
Ingrid Zanetti, svedese, partendo dall’osservazione della tavola di San Giorgio e il drago custodita presso la Pinacoteca Tosio Martinengo, ci fa conoscere l’imponente e straordinaria statua che rappresenta lo stesso santo, conservata all’interno della Storkyrkan (Cattedrale) di Stoccolma, sua città natale.
 
Solandia Da Silva, dal Brasile, partendo dalla statua di Santa Giulia crocifissa del Carra, apre ad una serie di considerazioni tra religione e condizione femminile, collegando la vita e l’immagine della Martire cartaginese a tutte quelle donne nel mondo che si trovano a vivere in condizioni di sottomissione.
 
Eduardo Gomez, argentino, rivela la sua passione per le civiltà antiche, che è nata in lui fin da piccolo, quando amava consultare libri sul tema. Da quando vive in Italia ha potuto toccare con mano le testimonianze tangibili del tempo antico e ci racconta con grande entusiasmo le Domus dell’Ortaglia.
 
Victor Hugo, dall’Ecuador, condivide con noi un momento familiare, un pensiero profondo, che è scaturito dall’osservazione del Tempio capitolino assieme ai suoi figli: l'importanza di avere un passato, una storia, per osservarci nel presente ed immaginarci nel futuro.
 
Atanasio Vlachodimos, greco, quando ancora viveva in Tessaglia, a sua insaputa aveva creato un piccolo ponte con Brescia, o meglio, il suo libro di storia, dove era stampata l’immagine del grande capolavoro di Francesco Hayez “I profughi di Parga”, conservato nella Pinacoteca civica. Condivide così con noi un pezzo importante quanto doloroso della storia moderna greca.
 
Mercedes Hernandez, da Saragozza, Spagna, ci porta in Castello per mettere a confronto il simbolo che le due città condividono: il leone, simbolo di forza e stimolo per ripetere gesti affettuosi del suo passato. Così come faceva con lei suo padre, Mercedes fa sedere i suoi bambini sulla groppa dei leoni di pietra ogni volta che sale a passeggiare in Castello.
 
Mariya Sakulyak, ucraina, dalla croce di Desiderio apre lo sguardo alla ricchezza della vita: ognuna delle gemme che impreziosiscono la croce sono ai suoi occhi metafora di tutti quegli eventi, buoni o meno, felici o tristi che rendono unica e variegata la vita di ognuno.
 
Veronika Harmath, dall’Ungheria, crea un parallelismo tra la lastra con pavone longobarda, conservata nella Basilica di San Salvatore e le tradizioni della sua terra. Il pavone è una presenza costante nei racconti e nelle leggende ungheresi e Veronika lo ritrova a Brescia, creando un ponte storico tra l’antica Pannonia luogo d’origine dei Longobardi e la lastra di San Salvatore, ultimo tassello della storia di questo popolo. 
 
Carlo Masserdotti, bresciano, non un intruso, ma l’altra faccia dell’intercultura, che è un meccanismo reciproco. Figura importante all’interno del progetto FAI Ponte fra le culture, offre il suo sguardo “locale” per ripercorrere con noi la storia meravigliosa della banderuola detta “Gallo del Vescovo Ramperto”, importante manufatto del IX secolo d. C. conservato nel Museo di S. Giulia.
 
 
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