09 Giugno 2023 / 07 Gennaio 2024

La prima grande mostra che la città di Brescia dedica a Fabrizio Plessi: caratterizzata da installazioni digitali, videoproiezioni e digital walls monumentali finalizzati a creare un percorso immersivo e coinvolgente di altissime tecnologie, luce, suono e immagini in movimento, specificamente dedicato alle vestigia e al patrimonio cittadino. Un progetto pioneristico che si inserisce nel format espositivo Palcoscenici archeologici inaugurato con le monografiche su Francesco Vezzoli (2021) ed Emilio Isgrò (2022).

Informazioni e Prenotazioni
Il CUP – Centro Unico Prenotazioni risponde tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00

La mostra

Prodotto da: Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Alleanza Cultura

A cura di: Ilaria Bignotti

Il progetto proposto nell’area archeologica del Capitolium e nel Museo di Santa Giulia consiste in un percorso immersivo e coinvolgente, di grande valenza scientifica e culturale, ad alto impatto visuale e di altissima perfezione tecnologica, ed è formato da installazioni digitali, videoproiezioni e digital walls monumentali: un viaggio che mette in evidenza le vestigia e il patrimonio della nostra Città, riscrivendoli con l’alfabeto tecnologico e multimediale di Plessi, con la luce, il suono e le immagini in movimento. La mostra, che si inserisce nel format Palcoscenici archeologici, si compone di un’esposizione diffusa e site-specific nel complesso museale di San Salvatore e Santa Giulia, nel Capitolium ed in una raccolta delle tavole di progetto nelle Sale dell’Affresco e in ingresso.

Il progetto si iscrive e corona la ricerca che l’artista sta conducendo in questi anni, definita dallo stesso Plessi “L’Età dell’Oro” e tradotta, nel settembre del 2020, nella monumentale installazione digitale sulle finestre del Museo Correr in Piazza San Marco, sostenuta da Dior e formata da grandi cascate d’oro che dialogano emozionalmente con i mosaici della basilica di San Marco.

L’Artista

I fondamenti della ricerca artistica di Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi è il pioniere della videoarte e delle videoinstallazioni in Italia ed è considerato protagonista internazionale delle ricerche sulle nuove tecnologie elettroniche e digitali e della new media art: dal 1968 a oggi ha sviluppato cicli coerenti e rigorosi dove centrale è il dialogo tra le potenzialità delle tecnologie elettroniche e digitali con il patrimonio della cultura materiale e immateriale, nel tentativo di indagare la persistenza dei valori del passato nel tempo attuale e quale eredità per il futuro.

La storia dell’umanità, le vestigia e le tracce che questa ha lasciato nel tempo, le forme con le quali sono stati rappresentati e trasmessi il potere, la gloria, la bellezza, la vittoria, la morte, la salvezza, la speranza, l’analisi dell’immagine-icona e il problema della relazione tra opera e ambiente, il dibattito sul concetto di monumento, modernismo, post-umanesimo, sono al centro dell’indagine di Fabrizio Plessi che in più occasioni ha evidenziato quanto la sua progettualità sia rivolta a “far convivere gli elementi legati alla tradizione artistica con il cangiante tecnologico”. Di questa prospettiva rende conto la sua carriera artistica e accademica: docente di Umanizzazione delle Tecnologie per dieci anni e di Scenografie Elettroniche alla Kunsthochschule für Medien di Colonia, la sua opera è stata esposta nei più importanti musei internazionali, dal Centre Pompidou al Guggenheim Museum di New York, ed è presente nelle più importanti manifestazioni artistiche, da Documenta a Kassel alla Biennale di Venezia.

Nell’ultimo triennio Plessi ha sviluppato un’indagine cruciale dove i colori dell’oro e del nero sono eletti quali vettori di un’ideale conclusione del processo alchemico e digitale degli elementi dell’Acqua, della Terra, del Fuoco e dell’Aria e dei Fondamenti della storia dell’uomo, in una cangiante messa in scena della trasformazione e della rigenerazione dell’arte quale manifestazione della cultura e dell’identità dell’uomo: un’indagine che si nutre, anche, di una profonda riflessione sulla Vanitas e sulla tragedia umana dell’ultimo periodo, causata dalla pandemia e dalle guerre.