Corso di archeologia – Verso il Bicentenario –Intrecci d’identità: il deposito dei bronzi di Brescia
13 aprile 2026 - 18:00
19 maggio 2026 - 18:00

Il corso
Un’iniziativa promossa da: Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Alleanza Cultura
In collaborazione con: Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti; Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia
La nuova edizione del tradizionale corso di storia dell’arte si rinnova quest’anno per celebrare un anniversario fondamentale: il Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata e dei grandi bronzi di Brescia. Il ricordo della scoperta, evento cardine della programmazione di Fondazione Brescia Musei per l’anno 2026, invita a riscoprire un legame profondo tra la città e le proprie radici.
Il 20 luglio 1826, il Capitolium restituì alla luce uno straordinario deposito: centinaia di reperti in bronzo, tra cui la celebre Vittoria Alata e sei raffinatissimi ritratti imperiali. Sebbene la cura per l’antico a Brescia affondi le radici già nel XV secolo, è con questa scoperta che la comunità avvia un nuovo percorso di immedesimazione e valorizzazione collettiva. La Vittoria Alata, da reperto archeologico, si trasforma in simbolo identitario, oggi custodito nella nuova cornice del Capitolium.
Attraverso un intreccio stratificato di storie, il corso esplora il patrimonio archeologico come specchio d’identità, talvolta conflittuale ma sempre vitale, per le comunità a cui appartiene.
Specialisti e studiosi dialogheranno in incontri a due voci, dipanando narrazioni che partono dai bronzi bresciani per attraversare due secoli di storia, offrendo prospettive inedite sul valore dell’archeologia nella società contemporanea.
Gli appuntamenti
Lunedì 13 aprile 2026, ore 18.00
Bronzi vivi: l’eredità del Capitolium tra scoperta e rinnovamento
Il 20 luglio 1826, da un’intercapedine del Capitolium, emerse fortunosamente una serie di opere dell’antichità romana di valore inestimabile. Il “deposito”, costituito solo ed unicamente da pezzi bronzei, tra cui la celeberrima Vittoria Alata, sei teste ritratto, numerose cornici, paramenti e decorazioni, costituisce ancora oggi un quesito archeologico aperto. Mentre i prossimi incontri esploreranno il valore storico e artistico dei singoli reperti, questi due interventi si concentreranno su un altro aspetto affascinante: come questa scoperta abbia cambiato il volto di Brescia. Scopriremo come la città abbia imparato a prendersi cura del proprio passato, trasformando una scoperta eccezionale nel motore che ha reso possibile la nascita dei musei che oggi tutti ammiriamo.
Relatori:
Sergio Onger, Presidente dell’Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti
Aurora Raimondi Cominesi, Conservatrice delle Collezioni e Aree Archeologiche di Fondazione Brescia Musei
Interventi:
L’archeologia come paesaggio: Luigi Basiletti e il sito archeologico urbano di Brescia (1823-1830)
La campagna di scavi iniziata nel 1823 dall’Ateneo di Brescia su sollecitazione dell’Amministrazione comunale aveva come scopo il ritrovamento di reperti utili alla stesura di una storia della città. Diversamente il suo principale artefice, Luigi Basiletti, aspirava alla creazione di un sito archeologico urbano. Incoraggiato dai reperti affiorati via via nelle varie campagne di scavo, Basiletti andrà ben oltre le sue iniziali intenzioni donando alla città non solo la sua moderna visione di paesaggio archeologico ma anche il suo primo museo.
Curriculum Vitae: Sergio Onger, già docente di Storia economica all’Università degli Studi di Brescia, è autore di numerosi studi sulla storia economica e sociale italiana e in particolare su Brescia e la Lombardia tra Settecento e Novecento.
Custodire il mito. Il viaggio dei grandi bronzi nei Musei civici bresciani (1830-2026)
Fin dalla loro nascita, avvenuta nel 1830, i Musei Civici di Brescia sono stati la dimora della straordinaria Vittoria Alata e dei reperti bronzei emersi contestualmente. Nel corso del tempo, questi capolavori hanno cambiato più volte collocazione e modo di essere presentati al pubblico. L’intervento intende ripercorrere tali trasformazioni, raccontando come nel corso di duecento anni si sia trasformata la percezione collettiva dell’antico e della disciplina archeologico-museografica, e come, attraverso questi tesori, Brescia abbia costruito la propria identità.
Curriculum vitae: Aurora Raimondi Cominesi ricopre da settembre 2025 il ruolo di Conservatore delle aree e delle collezioni archeologiche presso Fondazione Brescia Musei. Laureata in archeologia romana presso l’Università di Pisa, ha conseguito un Dottorato in Storia e Archeologia Antiche presso l’Università Radboud di Nimega (Paesi Bassi), specializzandosi nello studio della pittura antica e dell’età imperiale romana. Tra il 2019 e il 2022 è stata conservatrice al Museo Archeologico Nazionale di Leida, dove ha curato una mostra internazionale dedicata all’imperatore Domiziano. Ricercatrice fino al 2025 presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, collabora ancora con l’Ateneo come Cultrice della materia esperta di Archeologia Classica. Le sue esperienze lavorative includono inoltre collaborazioni con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Fondazione Restoring Ancient Stabiae, il Museo Archeologico di Cremona e il Collegio Ghislieri di Pavia, oltre a diversi progetti internazionali dedicati alla promozione digitale della cultura.
Lunedì 20 aprile 2026, ore 18.00
La Vittoria si sdoppia. Interpretazioni e appropriazioni delle Vittorie Alate di Brescia e di Calvatone
Dal momento della sua creazione, la Vittoria Alata di Brescia ha vissuto più vite. Opera dalla valenza poliedrica, è servita come simbolo della città, opera d’arte, oggetto da imitare, sfruttare e possedere. Questo intreccio di usi, e consumi, ne esprime la potenza di simbolo civico, politico e militare, oltre che di opera dall’altissima valenza storico-artistica. L’intervento ne ripercorre la storia prendendo in considerazione le sue tante sfaccettature, prisma delle vicende storiche che ha attraversato, delle personalità che le si sono accostate e dei modelli che ha ispirato, a partire dalla cosiddetta Vittoria Alata di Calvatone, oggi a San Pietroburgo, rinvenuta nel 1836 ai margini della Via Postumia.
Relatori:
Francesca Morandini, Comune di Verona, Conservatore collezioni archeologiche, referente Museo Archeologico al Teatro Romano, Museo Lapidario Maffeiano e percorso museale Anfiteatro Arena
Francesca Morandini è Laureata in lettere classiche con indirizzo archeologico presso l’Università degli Studi di Padova; ha poi conseguito presso il medesimo ateneo il Diploma di Specializzazione in Archeologia classica. È stata sino al 2024 conservatore delle Aree archeologiche di Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei e project manager per Brescia del sito UNESCO “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Ha partecipato alla realizzazione del Museo di Santa Giulia a Brescia e ne ha curato le collezioni antiche e le aree archeologiche di pertinenza (Domus dell’Ortaglia e Parco archeologico di Brixia Romana), nonché le esposizioni temporanee dedicate al patrimonio antico. Fa parte del Comitato scientifico di Musei e istituzioni culturali; ha preso parte a numerose campagne di indagini archeologiche con università italiane e straniere in centri romani dell’Italia settentrionale, figura in qualità di relatore in convegni in Italia e all’estero ed è docente di “Valorizzazione e gestione delle aree archeologiche”. Le sue attività di ricerca sono rivolte in particolare alla produzione artigianale ed artistica di età romana, alla valorizzazione del patrimonio archeologico, alla comunicazione museale, alla museologia e all’accessibilità. Ha coordinato il progetto di restauro e valorizzazione della Vittoria Alata di Brescia.
Marina Volonté, Comune di Cremona, Conservatore Museo Archeologico, coordinatore Sistema Museale Cremona Musei
Marina Volonté è laureata in lettere classiche con indirizzo archeologico presso l’Università degli Studi di Milano, ha poi conseguito presso il medesimo ateneo il Diploma di Specializzazione in Archeologia classica. Ha partecipato a numerose campagne di scavo sotto la direzione della Soprintendenza lombarda e fa parte dell’équipe di ricerca dell’Università di Milano sull’insediamento romano di Bedriacum (odierna Calvatone, CR). Ha curato campagne di catalogazione di reperti archeologici di età ellenistica e romana conservati presso musei statali e civici di Lombardia e Piemonte. Dal 1994 ricopre il ruolo di Conservatore della Sezione Archeologica del Museo Civico Ala Ponzone di Cremona e, dall’apertura nel 2009, del Museo Archeologico della città. Dal 2022 coordina il Sistema Museale “Cremona Musei”. È autrice di numerose pubblicazioni relative a produzioni artistiche e artigianali della Cisalpina romana (mosaici, terrecotte, oggetti in vetro e bronzo, ceramica), tra cui i cataloghi museali relativi alle collezioni greche e magnogreche, ai vetri e alle sculture di età romana, e ad aspetti della museologia archeologica e dell’educazione al patrimonio. È socio fondatore dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM).
Lunedì 27 aprile 2026, ore 18.00
La memoria che rivive. I grandi ritrovamenti archeologici come specchio d’identità collettiva
L’incontro affronterà temi relativi all’identità e alla memoria prendendo spunto dai grandi ritrovamenti archeologici che sono stati oggetto, nei secoli, di dibattiti, rivendicazioni, conflitti, alcuni dei quali perdurano fino ad oggi. Dai marmi del Partenone, passando per la “scoperta” di Troia, fino al recente conflitto che ha portato alla distruzione parziale della città siriana di Palmira, il patrimonio archeologico ha dimostrato di poter essere impiegato quale strumento politico, economico e militare. Eppure, esiste anche un patrimonio che non solo divide ma “cura” e diventa attore principale nei processi di ricostruzione dell’identità.
Relatori:
Maurizio Harari, già professore ordinario di Etruscologia presso l’Università di Pavia
Dott.ssa Marina Lostal, Senior Lecturer, Dipartimento di Giurisprudenza, Università dell’Essex
Interventi:
Monumenti archeologici: costruzioni, conflitti e ricostruzioni d’identità
Eventi quale la distruzione dei Buddha di Bamiyan o quella dei templi di Palmira hanno posto all’attenzione degli studiosi d’arte e di storia e, ben più ampiamente, dell’opinione pubblica internazionale i temi, di per sé non nuovi, della funzione simbolico-identitaria dei monumenti antichi, della loro presenza materiale nel paesaggio, delle implicazioni emotive e ideologiche della loro rimozione e assenza. Sarà proposta un’esemplificazione archeologica in cui conflitto, distruzione, memoria e ricostruzione (o reinvenzione) intessono trame complesse e contraddittorie tra un passato lontano, un passato più vicino e la nostra contemporaneità.
Curriculum vitae: Maurizio Harari è stato professore ordinario e direttore di dipartimento nell’Università di Pavia. Ricercatore fino al 1991 all’University College di Londra; docente fino al 2001 nell’Università di Ferrara; e dal 2021 presso l’Istituto Universitario di Studi Superiori – IUSS di Pavia. Tra il 1994 e il 2017 ha diretto scavi negli insediamenti etruschi di Crespino (RO) e Verucchio (RN). Firma ca. 250 pubblicazioni.
Quando le pietre parlano: distruzione del patrimonio culturale, memoria e identità davanti alla Corte Penale Internazionale
I grandi ritrovamenti archeologici sono simboli vivi di identità e memoria collettiva. La loro distruzione solleva interrogativi profondi sul legame tra patrimonio e comunità. Partendo dal caso Al Mahdi, il primo processo della Corte penale internazionale sulla distruzione del patrimonio culturale, si esplora come il diritto internazionale abbia riconosciuto il valore identitario del patrimonio. Il caso di Timbuktu diventa un’opportunità per riflettere sulla riparazione e sul significato della memoria condivisa.
Curriculum Vitae: Marina Lostal è Senior Lecturer presso la School of Law dell’Università di Essex (Regno Unito). Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Istituto Universitario Europeo e un Master of Laws (LL.M.) presso l’Università di Cambridge. Si specializza nei diritti delle vittime nel diritto penale internazionale, nella protezione del patrimonio culturale durante i conflitti armati e nei diritti della natura. Tra il 2017 e il 2020 ha lavorato presso la Corte Penale Internazionale (L’Aia) nell’ambito delle vittime, prima come esperta nominata dalla Corte nel caso Al Mahdi per le riparazioni, e successivamente fornendo consulenze al Trust Fund for Victims in vari casi. Ha lavorato come consulente per numerose organizzazioni, tra cui l’UNESCO, e ha fornito formazione a diversi gruppi, tra cui giudici e forze armate.
Lunedì 4 maggio 2026, ore 18.00
Uno, nessuno, centomila: frammenti d’identità e di potere
Cosa resta di un volto quando il potere cade? Il ritratto che nasce per essere celebrazione dell’Uno rischia di diventare Nessuno, attraverso la cancellazione della memoria, e riemerge oggi in Centomila frammenti che necessitano di essere ricomposti. Partendo da un’analisi delle cinque teste ritratto maschili rinvenute nel Capitolium, l’incontro affronta il tema della rappresentazione del potere e della sua fragilità, e della volontà di affidare la propria memoria ad un’immagine nata per resistere al tempo, ma destinata a subirne i mutamenti. Scopriremo come la frammentazione di un’opera antica non fosse quasi mai un caso, ma una scelta carica di significati sociali, economici e sacrali, che ci racconta come il mondo antico gestisse l’eredità visiva dei suoi protagonisti.
Relatori:
Elena Calandra, Professore ordinario di Archeologia Classica, Università di Pavia
Azzurra Scarci, Leibniz-Zentrum für Archäologie (LEIZA), Mainz, Germania
Interventi:
I volti del potere tra celebrazione e oblio
Il bronzo identifica per eccellenza la rappresentazione dei sovrani ellenistici e degli imperatori romani, per il costo intrinseco e per la preziosità delle superfici. È l’indicatore del potere al suo apice, quando le immagini sono esposte; del suo declino, quando sono riutilizzate o nascoste; della sua fine, quando sono alterate o distrutte intenzionalmente. L’intervento individua alcuni casi particolarmente significativi di queste situazioni, delineando come i vari gradi di oblio abbiano preservato in realtà i ritratti, che solo la rifusione ha sottratto definitivamente alla conoscenza.
Curriculum Vitae: Elena Calandra è professore ordinario di Archeologia Classica all’Università degli Studi di Pavia. Prima è stata al Ministero della Cultura, funzionario in Liguria, dirigente al Segretariato Generale, Soprintendente in Lombardia, Umbria, Lazio (dove ha diretto tra l’altro Villa Adriana), in Calabria; Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia; Direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia e contemporaneamente dirigente del Servizio Scavi e per un periodo del Servizio Patrimonio Demoetnoantropologico. Come Direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia ha realizzato, tra l’altro, il Geoportale Nazionale per l’Archeologia. Laurea a Pavia come alunna del Collegio Ghislieri, perfezionamento all’Università di Bologna, Dottorato alla Sapienza, Post-doc a Pavia. Esperienze internazionali: American Academy in Rome (Fulbright fellow), Università di Zürich e di Mainz, Istituto Archeologico Germanico (Henkel Stiftung), Scuola Archeologica Italiana di Atene.
Depositi di bronzi tra ritualità, valore e memoria
L’intervento esplora il significato dei depositi di bronzi tra età del Bronzo ed età arcaica, andando oltre l’idea di semplici accumuli di oggetti. Attraverso esempi dal Mediterraneo antico, verrà ricostruita la sequenza dei gesti che porta alla formazione dei ripostigli: la selezione degli oggetti, la loro eventuale frammentazione o distruzione e infine l’interramento. Pratiche che rispondono a logiche rituali ma anche di valore sociale ed economico. Ci si interrogherà infine sul rapporto tra occultamento e memoria: i bronzi nascosti vengono sottratti al ricordo o, al contrario, affidati a una memoria rituale e collettiva?
Curriculum Vitae: Azzurra Scarci è un’archeologa classica formatasi presso l’Università di Pisa, dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2016. Dopo il dottorato ha collaborato a diversi progetti internazionali per l’Istituto Archeologico Germanico (Roma e Atene) e ha svolto attività di ricerca presso il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza (oggi Leibniz-Zentrum für Archäologie, LEIZA), dedicandosi all’analisi multidisciplinare delle offerte votive metalliche nei santuari della Grecia (Olimpia, Amarynthos) e dell’Italia meridionale (Kasmenai, Kaulonia, Metaponto, Selinunte). Attualmente è ricercatrice presso il LEIZA e Principal Investigator del progetto “Fragmentation of Votive Offerings in Olympia and Other Greek Sanctuaries – Research into the Background of a Ritual Practice”, incentrato sul significato e sulle modalità della frammentazione delle offerte votive in bronzo nei santuari greci, finanziato dalla German Research Foundation. Nel 2023 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale a Professore di II fascia in Italia ed è attualmente in fase di abilitazione presso la Johannes Gutenberg- Universität Mainz, dove dal 2024 è docente a contratto. È autrice di numerose pubblicazioni, tra articoli e monografie, dedicate ai bronzi votivi dei contesti santuariali oggetto delle sue ricerche.
Lunedì 11 maggio 2026, ore 18.00
La Dama Flavia. La tela intricata dell’identità femminile nella storia
Mogli, madri, tessitrici, ma anche “latifondiste”, oppositrici politiche, imprenditrici. Le donne romane emergono dalla storia, come il ritratto di Dama Flavia rinvenuto nel Capitolium e conservato presso il Museo di Santa Giulia, con un volto fisso da “rimescolare”, per capirne le complessità, le irregolarità e quella volontà di autoaffermazione che emerge sempre più prepotente dagli studi di antichità classica. Dai ritratti femminili romani ai diritti fondamentali della donna oggi, questo incontro vuole ricostruire la tela intricata dell’identità femminile nella storia.
Relatori:
Monica Salvadori, Professoressa ordinaria di Archeologia Classica, Università degli Studi di Padova
Livia Capponi, Professoressa associata di Storia romana, Università di Pavia
Interventi:
Voci di donne dall’antica Pompei
L’apertura della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” negli spazi della Palestra Grande, all’interno del Parco archeologico di Pompei, è stata l’occasione per esplorare e confrontare il multiforme universo femminile restituitoci dalla città romana alla vigilia della sua scomparsa sotto le ceneri del Vesuvio. Grazie ad una selezione di manufatti artistici, materiali d’uso quotidiano, fonti epigrafiche, il percorso espositivo ha valorizzato e fatto conoscere al pubblico profili di donne di diversa condizione sociale, che in taluni casi hanno saputo incidere a vari livelli nella società pompeiana.
Curriculum Vitae: Monica Salvadori è professore ordinario di Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Padova, dove attualmente ricopre l’incarico di prorettrice al patrimonio artistico, storico e culturale. La sua attività di ricerca è rivolta prevalentemente ai fenomeni della produzione artistica greco-romana, con un approccio volto ad approfondire sia gli aspetti tecnico-esecutivi, fondamentali nella definizione dei profili delle maestranze, sia quelli relativi alla lettura delle immagini e all’interpretazione dei significati ad esse correlati.
Domizia Longina: traiettoria politica, familiare ed economica di un’imprenditrice romana a Brixia
Nella pettinatura e nei tratti del volto, la Dama Flavia ricorda Domizia Longina, moglie dell’imperatore Domiziano, e figlia del famoso generale Domizio Corbulone e di Cassia Longina, discendente del cesaricida Cassio. Divenuta Augusta nell’81 d.C., fu implicata nella congiura contro Domiziano (84 d.C.); forse grazie a questo, dopo l’uccisione del marito, continuò ad essere celebrata fino alla morte e oltre. Le fonti su di lei sono un puzzle, ma la sua importanza fu tale che a Brixia le fu eretta una statua in cui era inserito il ritratto, come mostra la traccia di un lembo della veste.
Curriculum Vitae: Livia Capponi è nata a Brescia nel 1975, dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo Arnaldo di Brescia, frequenta Lettere Classiche all’Università di Pavia. Ottiene poi un PhD all’Università di Oxford, e uno alla Scuola di Studi Storici di San Marino. Insegna alla Newcastle University, e dal 2014 rientra a Pavia come docente. Si occupa di storia romana, Egitto e papirologia; tra i libri recenti, Il ritorno della fenice. Intellettuali e potere nell’Egitto romano (ETS 2017), Il mistero del tempio. La rivolta ebraica sotto Traiano (Salerno 2018); e Cleopatra (Laterza 2021).
Martedì 19 maggio 2026, ore 17:30
Scoprire e restituire: visioni e sfide dell’archeologia bresciana contemporanea
Fin dall’epoca rinascimentale, la città di Brescia si è distinta per la sua alacrità nel preservare il patrimonio archeologico che via via è emerso dal sottosuolo. Oggi questa volontà di valorizzare e restituire alla collettività i beni archeologici continua grazie a mirate operazioni di scavo, restauro e valorizzazione. L’incontro traccerà la storia degli interventi più recenti, dal nuovo restauro della testa ritratto del cd. Probo, condotta presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, agli scavi, in corso d’opera, condotti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, nel Teatro romano.
A seguire: Visita in anteprima all’intercapedine occidentale del Capitolium, luogo del ritrovamento dei bronzi, e agli scavi in corso nell’area del Teatro romano.
Relatori:
Anna Patera, Archeologo Ministero della Cultura – Opificio delle Pietre Dure
Serena Rosa Solano, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia
Interventi:
I bronzi romani di Brescia: interventi di conservazione e percorsi di conoscenza
La felice collaborazione fra l’Opificio delle pietre dure di Firenze e la Fondazione Brescia Musei, avviata dal 2017, dimostra come il restauro possa assumere un ruolo centrale nell’archeologia contemporanea superando la mera dimensione tecnica per diventare parte integrante di un percorso critico di conoscenza dell’opera d’arte. Nel corso dell’intervento si ricorderanno i principali risultati emersi dal restauro della Vittoria Alata di Brescia (2018-2020) e saranno anticipati alcuni dettagli sul recente intervento condotto sulla testa dorata del cosiddetto Probo, mettendo in evidenza le complessità tecniche e le scelte metodologiche adottate.
Curriculum Vitae: Anna Patera è archeologa, laureata all’Università di Firenze, ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia greca e romana presso l’Università di Napoli e un master executive “Economia della cultura: politiche, governo e gestione” presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Dal 1990 è funzionario archeologo presso il Ministero della Cultura dove ha lavorato in diversi uffici periferici maturando una vasta esperienza nella tutela e gestione dei beni culturali. Dal 2015 è in organico all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze dove dirige il Servizio trasversale materiali archeologici e Settore di restauro Mosaico e commesso in pietre dure. Ha coordinato l’intervento di restauro della statua bronzea della Vittoria Alata di Brescia (2018 – 2020). È stata vicedirettrice per otto anni e poi, per un breve periodo, direttrice Scuola di Alta Formazione e di Studio dell’OPD, dove attualmente insegna Museologia e critica artistica e del restauro. È autrice e coautrice di oltre cento contributi scientifici e partecipa regolarmente a convegni e seminari sulle tematiche della conservazione dei beni culturali.
Duecento anni di archeologia bresciana: dal ritrovamento dei bronzi allo scavo del Teatro Romano
Dai primi scavi pioneristici dell’Ottocento all’archeologia contemporanea, Brescia continua a stupire per la quantità e la qualità dei dati archeologici. Scoperte fortuite, indagini di archeologia preventiva e di emergenza e scavi di ricerca restituiscono un ricco e variegato quadro archeologico, che la moderna disciplina archeologica consente oggi di collocare nel giusto contesto di riferimento. L’intervento ripercorre le principali tappe dell’archeologia bresciana e le attività di tutela della Soprintendenza, con un focus sugli interventi di scavo archeologico e di valorizzazione condotti nel tempo insieme al Comune e a Fondazione Brescia Musei.
Curriculum vitae: Serena Rosa Solano dal 2010 è funzionario archeologo assunto a seguito di concorso pubblico nazionale presso il ministero della Cultura. Prima in servizio presso Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, dal 2016 funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia. Responsabile della tutela della città di Brescia, del lago di Garda, della Franciacorta, della Valtrompia, Valsabbia e Valle Camonica; direttore della Basilica romana di Brescia e del Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno e del Parco Archeologico del Santuario di Minerva di Breno. Responsabile delle aree archeologiche della Valle Camonica romana e delle Fornaci romane di Lonato, della villa romana della Pieve di Nuvolento, della Villa romana dei Noni Arrii di Toscolano Maderno. Dopo la Laurea in Lettere Classiche a indirizzo archeologico presso l’Università di Pisa ha conseguito, sempre a Pisa, il diploma di specializzazione post laurea in archeologia. Nel 2007 ha ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca in Storia e Civiltà del Mediterraneo Antico presso l’Università di Pavia con una tesi di dottorato sulla romanizzazione alpina che ha analizzato come esempio la Valle Camonica. Esperta di romanizzazione alpina, autore di numerose pubblicazioni scientifiche, ha organizzato diverse mostre e convegni scientifici fra cui nel 2013 il Convegno Da Camunni a Romani – Archeologia e storia della romanizzazione alpina curandone la pubblicazione degli Atti nel 2017. Dal 2021 è co-ideatore e promotore del progetto Intorno a Minerva. Il contatto culturale fra mondo antico e contemporaneità. Ha curato il progetto scientifico del nuovo Museo Nazionale Archeologico della Valle Camonica romana inaugurato nel 2021. Dal 2024 è RUP del Progetto di recupero del teatro romano di Brescia di cui da ottobre 2025 dirige il cantiere di scavo.
Informazioni
Costo e prenotazioni
Le lezioni si tengono presso l’Auditorium di Santa Giulia, in via Piamarta, 4.
Costo:
€ 60,00 comprensivo di 6 incontri e visita guidata finale.
€ 45,00 comprensivo di 4 incontri a scelta e visita guidata finale.
Costo per guide turistiche autorizzate:
€ 45,00 comprensivo di 6 incontri a scelta e visita guidata finale.
Modalità di iscrizione:
Per iscriversi è necessario prenotarsi al Centro Unico Prenotazioni 030.8174200 cup@bresciamusei.com
e pagare la quota tramite bonifico bancario entro l’11 aprile 2026
L’iniziativa è accreditata al rilascio di n. 2 cfp ad incontro per gli Architetti P.P.C.
Prologo
Due lezioni aperte al pubblico inaugureranno il percorso, esplorando la presenza di Brixia nella poesia e nella prosa latina (Pinacoteca Tosio Martinengo, 5 e 19 marzo 2026, ore 18.00).
