La balia
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Come pochi registi, Marco Bellocchio ha saputo dar voce all’aspetto intimo della Storia. Come in questo film, liberamente ispirato a una novella di Luigi Pirandello. Un parto difficile, una maternità contrastata, una coppia altoborghese in crisi, l’arrivo di una forza fresca come quella di una balia analfabeta, sono gli elementi di un affresco visionario e appassionato su follia, famiglia, politica, imposizioni sociali e slanci individuali. E il cinema. Con un cast sapiente, a partire dalla coppia Fabrizio Bentivoglio/ Valeria Bruni Tedeschi, ancora una volta il regista riesce a confortarci mettendoci implacabilmente in discussione.

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VERSIONE RESTAURATA IN 2K
Roma, primi del Novecento: il professor Ennio Mori, affermato medico che si occupa di malattie mentali, e la moglie Vittoria hanno un bambino. Il parto è molto difficile, e l’avvenimento mette ben presto in crisi il rapporto tra i coniugi: il neonato non si attacca al seno della madre e Vittoria comincia a soffrire una sorta di distacco e mancanza d’amore. Mori si decide allora a prendere una balia e la scelta cade su Annetta, una ragazza siciliana fiera e volitiva, sposata con un uomo agli arresti per motivi politici. Annetta in breve tempo stabilisce col bambino un rapporto di grande intimità e fisicità, mentre Vittoria cade in un’angoscia sempre più profonda che infine la spinge a lasciare la casa e il marito. Nel frattempo in ospedale Mori è impegnato a provare nuovi modi per curare i malati di mente, e un suo giovane assistente guarda anche con attenzione i cortei e le manifestazioni che riempiono le strade reclamando cambiamenti sociali e pensa che una nuova medicina debba andare di pari passo con una nuova società.
Presentato in concorso al 52º Festival di Cannes, il film ha vinto il David di Donatello per il miglior costumista ed è stato candidato per il miglior direttore della fotografia e il miglior scenografo.
Ha ricevuto due candidature ai Nastri d’argento, per la migliore attrice non protagonista (Maya Sansa) e la migliore fotografia.
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