12 gennaio 2026 - 18:30

Informazioni e Prenotazioni
Il CUP – Centro Unico Prenotazioni risponde dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 18.00. Festivi esclusi.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, prenotazione consigliata

In occasione della mostra “Le parole degli altri”, monografica dell’artista contemporaneo Fabrizio Dusi promossa da La Galleria BPER all’interno degli spazi di Palazzo Martinengo di Villagana, Fondazione Brescia Musei propone, in collaborazione con La Galleria BPER e presso la sala conferenze della Pinacoteca Tosio Martinengo, un momento di approfondimento e confronto a chiusura della mostra, trattando il tema della parola.

Intervengono

Giorgia Ligasacchi, curatrice della mostra “Fabrizio Dusi. Le parole degli altri”

Marco Bazzini, curatore dell’installazione “L’Incancellabile Vittoria”

Il talk

Il talk “L’arte tra parole e altri segni” propone una conversazione sui molteplici volti del linguaggio, tra presenza e assenza, sottrazione ed eccesso, silenzio e rumore. Un dialogo immaginato tra le opere di Emilio Isgrò e Fabrizio Dusi, sulle potenzialità e limiti del linguaggio, e sul prendersi cura della parola restituendole il suo valore originario. Tra ascolto, materia viva e opere site-specific le loro opere offrono un’analisi del linguaggio contemporaneo nella sua dimensione più intima e collettiva, tra memoria, storia e attualità.

La mostra “Fabrizio Dusi. Le parole degli altri” (17 Ottobre 2025 – 17 Gennaio 2026), promossa da La Galleria BPER all’interno degli spazi di Palazzo Martinengo di Villagana, esplora il tema del linguaggio verbale e propone una riflessione sul valore autentico dell’ascolto a partire da una semplice domanda: cosa significa davvero ascoltare?

Il titolo della mostra, curata da Giorgia Ligasacchi, evoca il celebre film “Le vite degli altri” (2006) di Florian Henckel von Donnersmarck, dove un freddo agente della Stasi riscopre la propria umanità grazie all’ascolto delle parole intercettate nell’ombra di una Germania ancora divisa dal Muro di Berlino. Allo stesso modo, nella visione di Fabrizio Dusi, le parole degli altri mutano da minaccia a ricchezza, da strumenti di controllo a porte di accesso per relazioni autentiche.

Dall’archetipo biblico della Torre di Babele – dove la confusione delle lingue non è più condanna ma metafora di pluralità culturale – al racconto evangelico dell’Annunciazione – dove un dialogo attivo e scevro da imposizioni genera un cambiamento consapevole –, l’esposizione intreccia continui riferimenti tra passato e presente, tra mito e realtà, restituendo alla parola la sua forza.

Neon che ammoniscono, ceramiche che parlano, coperte isotermiche che proteggono. Le opere di Dusi diventano supporti di un discorso visivo che attraversa la fragilità del linguaggio, rivelandone non solo le ambiguità, ma soprattutto le potenzialità relazionali. Dietro lo scintillio di parole che seducono e accecano, l’artista ci invita a trasformare il rumore in dialogo, a valorizzare le differenze culturali e linguistiche e a riscoprire l’ascolto come gesto urgente e rivoluzionario.