18 Settembre 2020 / 31 Dicembre 2022

Per festeggiare la Vittoria Alata, Fondazione Brescia Musei ha studiato un ricco palinsesto di eventi espositivi che coinvolgono diversi ambiti: dall’archeologia all’arte antica e contemporanea, dal teatro alla fotografia.

Il progetto

La storia

Nel 1826 gli scavi archeologici al tempio romano di Brescia, condotti dai membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti e supportati da una sottoscrizione pubblica procedevano ormai da diversi mesi, in un clima di grande soddisfazione per la scoperta del Capitolium e di alcuni suoi arredi.

Il 20 luglio, tra il muro di una delle grandi aule del tempio e il colle stesso, venne scoperto un insieme di bronzi straordinari per bellezza e per quantità.
Primo tra tutti una statua poco più grande del vero di una figura femminile, con le braccia staccate e poste lungo i fianchi. La statua era protetta da almeno 85 cornici in bronzo lavorate; vicino alla testa furono ritrovate due grandi ali, una sopra l’altra, mentre lungo il fianco e vicino ai piedi erano riposte cinque teste, ritratti di imperatori romani, una statua più piccola in bronzo dorato e il pettorale di una statua equestre.

Il giorno seguente si procedette all’estrazione delle opere dal terreno. Alla presenza dell’archeologo Luigi Basiletti, venne prelevata per prima la grande statua della Vittoria, dal cui interno fuoriuscirono altre cornici e si scoprirono così molti altri bronzi: una testa femminile, il braccio di un’altra statua, un altro pettorale di cavallo, altre cornici e oggetti più piccoli e di difficile interpretazione.

La città di Brescia protagonista del ritrovamento

Notabili e uomini di scienza assistettero all’evento, tra i quali Antonio Sabatti, il conte Gaetano Maggi e l’impresario degli scavi Gianbattista Pietroboni. Della sensazionale scoperta venne data notizia alla Congregazione Municipale, che la sera stessa si recò in visita al Capitolium. Parteciparono anche il presidente dell’Ateneo, Girolamo Monti, il Podestà di Brescia, Conte Giovanni Calini, assessori e membri della commissione degli scavi. Nel verbale si menziona “una statua muliebre […] avvolta in panni maestrevolmente scherzati”.

Nel frattempo, circolata la notizia del ritrovamento, iniziarono ad accorrere numerose persone. Le autorità, sia per motivi di sicurezza, che per permettere al maggior numero possibile di persone di vedere lo straordinario rinvenimento, decisero di trasferire i bronzi “con qualche festevole formalità” nell’aula del Ginnasio Convitto Peroni, nell’ex Convento di san Domenico, che da qualche tempo ospitava iscrizioni e antichità relative alla città.

Il 22 luglio, tra le vie della città, mentre le campane suonavano a festa, sfilò un insolito e festante corteo: tra ali di folla plaudente, il podestà precedeva il carro con la statua della Vittoria esposta in piedi, seguito dalla banda militare, dai membri della Congregazione Municipale e dai Commissari agli scavi. La folla acclamante accompagnò il corteo fino all’ex Convento di san Domenico, dove i bronzi sarebbero rimasti fino alla fine del mese.

La statua al centro della ribalta internazionale

La notizia del ritrovamento rimbalzò su molti giornali, anche stranieri.
In Francia il bronzo fu oggetto di notevole attenzione, fin dalle prime cronache redatte per il «Journal général de la littérature étrangère» (Paris, 1827). La Vittoria di Brescia salì così al centro della ribalta internazionale: visite illustri, riproduzioni in ogni dimensione e materiale, copie fedeli iniziarono a essere richieste in ogni angolo del mondo.

Napoleone III (1848-1870), ospite a Brescia nel giugno 1859 prima della battaglia di Solferino, volle visitare il Museo Patrio e rimase così colpito dalla bellezza della statua che chiese di poterne avere una copia, ora visibile presso il museo del Louvre. Grato per l’omaggio bresciano, l’imperatore donò alla città due monumentali vasi in porcellana di Sèvres, che riportano i ritratti ufficiali di Napoleone III e della consorte e che oggi fanno parte delle collezioni civiche.

In seguito molti visitatori e studiosi vennero ad ammirare la statua, che ispirò numerose produzioni poetiche, come quella di Giulio Tartarino Caprioli che scrisse “O cara imago, or che tu riedi al giorno – Deh! Faccian teco i lieti dì ritorno”. Giosuè Carducci la cantò nel componimento Alla Vittoria, scritto nel 1877 e inserito nelle Odi barbare, mentre Gabriele D’Annunzio, profondamente affascinato dalla statua, la celebrò spesso nella sua opera e ne richiese allo scultore Renato Brozzi una copia (1934), ancora oggi esposta al Vittoriale di Gardone Riviera.

In alcune fotografie d’epoca si può osservare la Vittoria nel Capitolium con un elmo coricato sotto il piede sinistro e un ampio scudo rotondo tra le mani. Si tratta di alcune integrazioni filologiche, verosimilmente in gesso, suggerite dallo studioso Giovanni Labus e inserite nella statua probabilmente nel 1838.

In occasione della Prima Guerra Mondiale, la Vittoria Alata venne ricoverata a Roma in quanto ritenuta un simbolo nazionale e durante la Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 13 giugno 1940, durante un allarme aereo, venne portata a Villa Fenaroli a Seniga, a sud di Brescia, dove il Comune aveva costituito un deposito protetto dedicato alle opere d’arte. Al termine della guerra la statua tornò a Brescia, per poi essere accolta nelle nuove sale del Museo Romano, ricavate al di sopra del tempio romano.

Dal giugno 1998 la Vittoria Alata è stata esposta nel Museo di Santa Giulia, all’interno della sezione dedicata all’età romana, accompagnata dagli altri numerosi oggetti di bronzo che furono ritrovati assieme a lei nel 1826 durante gli scavi del tempio capitolino.

L’11 luglio 2018 la Vittoria Alata è stata affidata agli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per un complesso progetto di restauro. Questo intervento, accompagnato da accurate indagini scientifiche e dalla realizzazione di un nuovo supporto interno a sostegno di ali e braccia, è coronato dal nuovo allestimento della statua all’interno della cella orientale del Capitolium. Il riallestimento, curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, colloca nuovamente la Vittoria in prossimità del luogo dove è stata rinvenuta ed è accompagnato nel 2020-2022 da una serie di iniziative che celebrano il ritorno della statua a Brescia.

La statua

La statua in bronzo della Vittoria alata è per composizione, conservazione e materiale una delle opere più rappresentative dell’arte romana.

Nel bronzo è riprodotta una figura femminile alata, alta poco meno di due metri (cm 194), con una postura oggi incompleta per la perdita di alcuni elementi che ne completavano il gesto e la posizione di equilibrio; il piede sinistro doveva poggiare molto probabilmente sull’elmo di Marte, il braccio sinistro doveva trattenere uno scudo, sostenuto anche dalla gamba flessa, scudo sul quale, con uno stilo, la divinità aveva inciso il nome del vincitore, affidandolo al bronzo e offrendolo alla vista di chi la guardava.

A contatto con il corpo è riprodotto un chitone leggero, trattenuto in alto forse da due fermagli, oggi perduti; la veste è scesa sulla spalla destra e lascia scoperto anche il seno, mentre sul resto del busto aderisce con un effetto quasi di bagnato. La parte inferiore del corpo è coperta da un himation, di aspetto e di volume più pesanti, che si avvolge intorno alle gambe e ai fianchi da sinistra verso destra, caratterizzando con questo andamento il tipo statuario.

Il volto presenta due lamine metalliche che chiudono le orbite, probabilmente inserite poco dopo la scoperta, a risarcire i vuoti degli occhi originali andati perduti; i capelli, acconciati con una sorta di chignon, sono trattenuti da una fascia illuminata da agemine in argento, che riproducono foglie probabilmente di mirto e rosette. In alcune zone delle parti anatomiche non coperte dagli abiti si intravedono tracce di doratura, trattamento forse riservato all’epidermide. Completano la figura due ampie ali caratterizzate da lunghe piume, pressoché bidimensionali nella parte inferiore e più plastiche nella parte alta.

Il restauro

Il restauro della Vittoria Alata è durato poco più di due anni, compresi i mesi di interruzione forzata delle attività a causa dell’emergenza sanitaria.

La statua è arrivata il 12 luglio 2018 presso i laboratori di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ed è ripartita verso Brescia il 16 ottobre 2020. Un tempo relativamente breve, considerata la complessità e la laboriosità dell’intervento, che ha richiesto un’articolata programmazione dei tempi e un imponente sforzo organizzativo fra le tante persone e istituzioni coinvolte.

Come avviene per tutti gli interventi diretti dall’Opificio, i restauratori, gli archeologi, gli esperti scientifici e i numerosi specialisti che si sono presi cura della Vittoria Alata non si sono limitati a mettere in campo azioni mirate per la conservazione del delicatissimo bronzo ma, d’intesa con i referenti della Fondazione Brescia Musei, hanno affrontato una vasta campagna di studi e ricerche per acquisire ogni possibile informazione su aspetti costitutivi, strutturali, tecnologici e storico artistici.

I dati raccolti in fase di progettazione, implementati dalle ulteriori indagini effettuate in corso d’opera, hanno contribuito ad arricchire significativamente il quadro delle conoscenze finora note sulla statua fornendo, da un lato, la base di partenza per futuri monitoraggi conservativi e dall’altro, l’occasione per più approfondite letture dell’opera dal punto di vista storico-artistico.

Le ragioni dell’intervento di restauro

Il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei hanno condotto nel tempo procedure e buone pratiche finalizzate a mantenere costantemente sotto controllo lo stato di conservazione della statua. Questa efficace attività di prevenzione ha permesso di mettere in evidenza uno stato di sofferenza strutturale dovuta al non più corretto funzionamento del supporto progettato negli anni Trenta dell’Ottocento, quando fu previsto l’inserimento all’interno della statua di un dispositivo metallico, tenuto in posizione da un pesante riempimento, per consentire l’esposizione in verticale della scultura con ali e braccia inserite.

Un ulteriore motivo di preoccupazione era costituito da possibili rischi connessi all’interazione dei materiali del riempimento, costituito da pezzi di legno, frammenti di terracotta e altri materiali legati insieme da un impasto a base di colofonia, con le pareti interne della statua.

Si rendeva inoltre necessaria una verifica complessiva dello stato di conservazione dell’opera che è stata scandagliata sotto molti aspetti, dalla valutazione dei punti di debolezza esistenti – quali vecchie fratture, lesioni e difetti di fusione – all’esame analitico delle superfici esterne ed interne, rese accessibili dopo lo svuotamento della cavità interna.

Comune di Brescia, Fondazione, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e Opificio delle Pietre Dure, visto il comune obiettivo di ricerca intorno alla Vittoria Alata e data l’esigenza di intraprendere un percorso organico di conservazione sulla statua, hanno quindi siglato un protocollo d’intesa e dato avvio al progetto.

Gli studi preliminari e il trasferimento a Firenze

L’intervento di restauro è stato preceduto da una serie di sopralluoghi a Brescia, il primo dei quali nel marzo 2017, a cui sono seguiti studi mirati per acquisire ogni possibile dato utile a migliorare la conoscenza dello stato conservativo della statua e a programmare le linee principali delle attività.

Il trasferimento all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, avvenuto nel luglio 2018, ha dato avvio a un complesso intervento di restauro e di ricerca che ha coinvolto quasi trenta professionisti: restauratori, archeologi, esperti scientifici e altri specialisti sono stati impegnati nelle attività di conoscenza e di conservazione della Vittoria Alata.

Nell’affrontare il restauro della Vittoria Alata l’equipe dei progettisti si è trovata di fronte a un problema ricorrente nelle opere oggetto di passati interventi conservativi. È frequente che si debbano rimuovere, come nel nostro caso, materiali e dispositivi inseriti intenzionalmente e ritenuti validi all’epoca, ma che oggi presentano potenziali elementi di rischio anche a causa del deterioramento dei materiali stessi.

L’operazione di rimozione controllata del riempimento ha richiesto più di sei mesi di tempo ed è stata condotta seguendo, per quanto possibile, i principi dello scavo stratigrafico archeologico, catalogando ed analizzando i materiali del riempimento via via che venivano rimossi.

L’estrazione ha richiesto l’utilizzo di attrezzature ed utensili specifici, in qualche caso presi in prestito da discipline ed ambiti diversi dal restauro, appositamente individuati per consentire di rimuovere il materiale senza danneggiare il bronzo antico e muovendosi in spazi ristretti, irregolari e poco illuminati. Nel complesso sono stati rimossi quasi 100 kg di materiale di varia natura presente in concentrazioni differenti nelle cavità interna.

Al termine di queste operazioni non solo è stato possibile sfilare e conoscere in dettaglio l’ingegnoso dispositivo metallico ideato nell’Ottocento ma anche ispezionare le pareti interne del corpo della Vittoria e trarre preziose informazioni sullo stato generale di conservazione della statua e sulla tecnica di realizzazione dell’antico bronzo.

Le superfici bronzee sono state oggetto di un’accurata azione di pulitura, che si è svolta in maniera graduale e selettiva, nel rispetto delle discromie e diversità morfologiche tipiche dei bronzi di provenienza archeologica. Sono stati alternati, a seconda delle caratteristiche dei depositi superficiali e dei prodotti di protezione da rimuovere, metodi chimici (eseguiti con prodotti innovativi rispettosi del materiale costitutivo, dell’operatore e dell’ambiente) a metodi meccanici attuati con una strumentazione idonea alla superficie su cui si doveva intervenire.

In alcune zone più delicate è stata utilizzata la fotoablazione laser che permette di agire con forte selettività e questo metodo si è rivelato particolarmente utile per recuperare la doratura nelle parti coperte dalle alterazioni.

Per la rifinitura della pulitura di ali e vesti è stato determinante anche la sabbiatura criogenica, che tramite l’utilizzo di microparticelle ghiacciate di CO2, ha consentito di ottimizzare la pulitura anche nei punti più impervi e nascosti, come i profondi sottosquadri del panneggio e le asperità superficiali, senza lasciare residui.

L’applicazione laser è stata utilizzata anche per il trattamento localizzato di alcuni limitati punti che, per conformazionee/o evidenze scientifiche potevano fare sospettare che ci fosse corrosione potenzialmente attiva, ottenendone con questo sistema la stabilizzazione.

Al termine dell’intervento la statua è stata protetta con prodotti di natura reversibile per creare una barriera isolante fra le superfici appena trattate e l’ambiente circostante.

Le indagini scientifiche

Tra le indagini che sono state eseguite sulla statua, l’analisi dei depositi e delle incrostazioni superficiali ha supportato le operazioni di pulitura, mentre altri studi hanno cercato di fornire una conoscenza più approfondita della sua tecnologia di costruzione. L’analisi dei micro-campioni ha permesso di studiare la composizione della lega del corpo e delle ali della statua, anche attraverso la tecnica di diffrazione neutronica svolta presso il centro ISIS di Harwell (UK). Le indagini sui residui dell’antica terra di fusione rinvenuti all’interno della statua possono aiutare a caratterizzare la provenienza dell’officina bronzistica e ad acquisire informazioni sui processi di formatura.

Uno scheletro tecnologico

Grande cura e alta tecnologia sono state dedicate alla progettazione e realizzazione di un nuovo supporto interno alla statua per sorreggere le ali e le braccia, trovate staccate dal corpo centrale nel 1826 e sino a due anni fa sostenute dal dispositivo ideato nell’Ottocento.

Sulla base di analisi preliminari dei carichi e dei pesi del bronzo ad opera del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale di Sapienza Università di Roma, l’azienda Capoferri con il supporto costante dell’Opificio ha ingegnerizzato e realizzato una struttura simile a uno scheletro, frutto di un lavoro sofisticato di ingegneria, invisibile ma essenziale per assicurare la conservazione della statua e restituirla agli occhi dell’osservatore in tutto il suo splendore.

La conservazione preventiva

Gli studi sulla Vittoria hanno anche affrontato questioni inerenti alla conservazione preventiva dell’opera. Si tratta di quel particolare insieme azioni che si intraprendono dopo il restauro per tenere sotto controllo e limitare i potenziali fattori di rischio per l’opera, assicurandone allo stesso tempo la conservazione a lungo termine. A partire dall’ambiente in cui è esposta, l’aula del Capitolium, dove grazie a un impianto tecnologico sarà possibile garantire il grado di umidità e la temperatura migliori per la conservazione del bronzo.

Per garantire la conservazione della statua anche in caso di sisma, il basamento della Vittoria Alata è ancorato a una piattaforma antisismica completamente invisibile, grazie alle soluzioni architettoniche adottate.

Il riallestimento

Il nuovo allestimento della cella orientale del Capitolium firmato da Juan Navarro Baldeweg

Quasi duecento anni dopo il suo ritrovamento, la Vittoria Alata ritorna nel Tempio Capitolino di Brescia in uno spazio concepito specificamente per valorizzarne le straordinarie qualità estetiche.

Con il suo intervento, Juan Navarro Baldeweg completa il lavoro dei grandi archeologi e architetti che avevano scoperto e ricostruito il Capitolium, proseguendo idealmente l’opera di Rodolfo Vantini autore della bella sistemazione del lapidario nella cella centrale.

Uno stesso spirito di affinità con l’architettura romana si manifesta nella scelta di materiali perenni: nel rivestimento in mattoni e malta che evoca i muri esterni della cella, nel pavimento in terrazzo che ricorda l’antico, nel basamento cilindrico in marmo di Botticino che richiama fusti di colonne.

Allo stesso tempo, l’architetto introduce elementi di evidente discontinuità con lo spirito neoclassico che aveva animato la ricostruzione ottocentesca: rompe la simmetria nel collocare la Vittoria sulla diagonale, introduce l’elemento singolare della lampada-luna concepita come oggetto poetico prima che tecnologico, esibisce le cornici in bronzo in una composizione insieme astratta e monumentale.

Soprattutto, Navarro Baldeweg ci invita ad una fruizione dinamica dello spazio nella visione della statua. Si entra lateralmente nella cella, e si scopre la statua in posizione rialzata nella visione diagonale: la Vittoria ci domina con lo sguardo, ed è lei che sembra osservarci. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un tradizionale allestimento museale dove siamo semplici osservatori di un oggetto artistico. Siamo in presenza di una figura che ci invita ad un dialogo. Girando attorno alla statua per osservarla più da vicino, si scopre solo in un secondo momento la parete sinistra della cella, alla quale giravamo le spalle nell’entrare: solo allora si scoprono la lunga vetrina e la composizione geometrica delle cornici in bronzo che evoca in una specie di astratto ready made la pittura parietale romana.

Con questa magistrale composizione spaziale Navarro Baldeweg mette in gioco tutta la sua esperienza di architetto attento alle preesistenze storiche – come aveva dimostrato nell’esemplare realizzazione della Biblioteca Hertziana a Roma (1995-2012) – e di artista impegnato in rigorose sperimentazioni sul campo gravitazionale, sulla luce, sul corpo, sul tempo, sull’ornamento.

Per caratterizzare questo luogo, che pone in relazione la romanità del Capitolium, della Vittoria e delle cornici con la contemporaneità della nostra esperienza estetica, non appare corretto usare la parola “allestimento”, che richiama un’idea di intervento provvisorio. Meglio parlare di “installazione permanente”, perché superato il tempo della scoperta e della sorpresa che molti proveranno di fronte a questo modo radicalmente nuovo di esibire la Vittoria alata, a poco a poco crescerà il sentimento che questo luogo magico esista da sempre, e come tale debba quindi durare nel tempo.

Il progetto di identità visiva

L’identità visiva della Vittoria Alata è stata realizzata dallo Studio Tassinari/Vetta: l’impossibilità di ottenere immagini fotografiche della statua nella sua condizione finale a lavori di restauro ancora in corso ha offerto lo spunto per l’elaborazione di un’iconografia che, muovendo dalla sofisticata rappresentazione scientifica 3D, arrivasse a sviluppare un linguaggio visuale contemporaneo e aperto, capace di svilupparsi nel tempo, di adattarsi e di radicarsi.

Un linguaggio di comunicazione che necessariamente si esprime anche attraverso una scrittura: una scrittura meccanica – ovvero tipografica –, riconoscibile, capace di esprimere le caratteristiche e trasmettere i valori del progetto attraverso il recupero dei caratteri tipografici impiegati all’inizio del diciannovesimo secolo.

Il programma

Le iniziative

La Vittoria Alata per la Centrale del Latte di Brescia

Centrale del Latte di Brescia e Fondazione Brescia Musei insieme per il ritorno della Vittoria Alata: le bottiglie di latte intero e parzialmente scremato fresco cambiano veste!

Credits © 2020 Roberto Pastrovicchio

Topolino e l’avventura della Minni Alata

Sul numero 3391 Topolino rende omaggio alla Vittoria Alata di Brescia con la storia Topolino e l’avventura della Minni Alata, che ne racconta il mito lungo duemila anni.

In Topolino e l’avventura della Minni Alata – scritta e sceneggiata da Roberto Gagnor e disegnata da Valerio Held -, Trudy e Gambadilegno entrano al museo di Santa Giulia di Brescia per compiere un furto, ma restano in ostaggio di un ologramma didattico che racconta la storia della preziosa Minni Alata e che fa fare ai due ladri un viaggio nel tempo, dall’antica Grecia, passando in epoca romana fino ad arrivare ai giorni nostri, attraverso i racconti delle peripezie vissute dalla nike. Questo “viaggio nella storia” riuscirà a fermare le cattive intenzioni di Trudy e Gambadilegno?

Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia hanno donato una copia del numero 3391 di Topolino a tutti i bambini della scuola primaria e infanzia di Brescia.

Credits © Panini Comics

Il francobollo celebrativo della Vittoria Alata

Sabato 21 novembre 2020 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha emesso un francobollo ordinario, appartenente alla serie tematica Il Patrimonio artistico e culturale italiano, recante l’immagine stilizzata della statua bronzea di epoca romana che è stata protagonista del grande restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

La vignetta del francobollo, realizzata da Paolo Tassinari per lo Studio Tassinari-Vetta, raffigura la Vittoria Alata in grafica stilizzata nella caratteristica identità visiva che ha costituito nell’ultimo biennio l’abito iconografico della scultura in trasformazione nel corso del restauro.

L’emissione di un francobollo ordinario da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico sancisce l’importanza di un avvenimento, com’è quello del ritorno della Vittoria Alata, che riveste grande rilievo a livello nazionale. In un periodo, com’è quello che si sta vivendo, segnato per la città e per tutto il Paese dai gravi effetti della pandemia, la potenza iconica della statua contribuirà a generare ottimismo, speranza, soprattutto nelle giovani generazioni.

Non è la prima volta che la Vittoria Alata si presta a fare da modello per un francobollo. Nel 1921, in occasione del terzo anniversario della fine del primo conflitto mondiale fu emessa la serie dell’Anniversario della vittoria, sulla quale veniva ritratta una variante della statua bresciana, ovvero la Vittoria Alata armata di scudo.

Credits © Studio Tassinari/Vetta

La Vittoria Alata accompagna i cittadini al Centro Vaccinale Hub Fiera

L’Azienda speciale Pro Brixia con Camera di Commercio di Brescia, l’ASST degli Spedali Civili e Fondazione Brescia Musei, con la collaborazione del Comune di Brescia, hanno inaugurato un nuovo progetto di valorizzazione della cultura cittadina realizzato presso uno dei più grandi hub vaccinali d’Europa, il Centro Vaccinale Hub Fiera di Brescia.

La Vittoria Alata di Brescia è il tramite simbolico tra il concetto di “cura” – intesa come prevenzione e superamento di una condizione di malessere e malattia – e “cultura” – intesa come elemento attivatore di benessere, partecipazione, consapevolezza e conoscenza del passato.

Il progetto consiste nella decorazione di alcuni spazi pubblici del centro vaccinale e nella creazione di uno storytellingfruibile dagli utenti attraverso i propri strumenti di comunicazione mobile (smartphone o tablet), con l’obiettivo di accompagnare i cittadini nell’esperienza della vaccinazione.

Credits © Christian Penocchio

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