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SUGGESTIONI D’ORIENTE
Opere dalla collezione orientale dei Musei Civici
A cura di Maurizio Mondini

Museo di Santa Giulia
dal 12.04.2014 al 11.05.2014
Inaugurazione sabato 12 aprile ore 11.00




Il percorso espositivo propone una selezione di preziosi manufatti che esemplificano tradizioni artistiche da sempre apprezzate anche dai collezionisti occidentali per la loro raffinatezza e per la suggestione evocata dalla provenienza da mondi quasi irraggiungibili.
Sono esposti dipinti cinesi e giapponesi, in particolare paraventi figurati, kakemono e ma kimono, accanto ad alcune fini porcellane e ad un’armatura della fine del XVIII secolo.
L’affiorante significato poetico e meditativo della cultura figurativa orientale si ritrova nelle sculture contemporanee di Ōki Izumi.  
 
 
 
 
 
La raccolta, considerata tra le più importanti di questo genere conservate in Italia, fu donata nel 1920 alla Pinacoteca Tosio Martinengo da Paolina, figlia di Alessandro Fè d’Ostiani (Brescia 1825 – 1905). Emigrato in Piemonte nel 1848 e arruolatosi nell’esercito sardo, il conte intraprese poi la carriera diplomatica, soggiornando  per alcuni anni in Giappone (1870-1871 e 1873-1877).
Al termine di tale incarico l’imperatore Mutsuhito gli offrì in segno di stima un’intera serie di dipinti, probabilmente selezionati all’interno della stessa collezione imperiale.
Negli anni Cinquanta la raccolta venne ampliata con nove opere provenienti dalle residenze di Mussolini sul lago di Garda, sequestrate alla caduta della Repubblica Sociale Italiana.  
 
I dipinti bene esemplificano i due aspetti  fondamentali della tradizione pittorica orientale: la pittura policroma nihon-ga, utilizzata in  Cina e in Giappone fin dal VII secolo, e quella monocroma sumi, eseguita con inchiostro, diffusasi dal XV secolo attraverso il buddismo Zen. 
 
Accanto a due coppie di pregevoli paraventi pieghevoli,  la collezione dei musei bresciani comprende oltre160 dipinti su seta e su carta, in gran parte risalenti al periodo Edo (1615 – 1868), in particolare alla scuola Kanō. Dal punto di vista tipologico, prevalgono i  kakemono a sviluppo verticale che, montati su strisce di stoffa, erano appesi nelle stanze di ricevimento solo in particolari occasioni e per breve tempo. Si aggiungono alcuni makimono a sviluppo orizzontale: la loro considerevole lunghezza era funzionale allo svolgimento di una sorta di lungo  racconto per immagini, da leggere singolarmente scena per scena, da destra verso sinistra. .
Nella raccolta si conservano inoltre numerosi esemplari di funpon, ovvero copie,  eseguite nella prima metà dell’Ottocento, di opere anteriori della scuola Kanō. Come recita un antico detto, per funpon si intende “non  un mezzo per seguire le orme degli antichi, ma uno strumento per cercare quanto essi cercarono”. Allo stessa epoca si riferiscono infine gli acquarelli, di identica dimensione e databili al 1866, eseguiti da pittori della scuola Nanga. 
 
Ingresso compreso nel biglietto del museo.
  



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