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Da de Chirico a Cattelan e oltre

Le sezioni della mostra

 
PRIMA SEZIONE
La prima sezione presenta alcune opere di proprietà dei Civici Musei, sorprendentemente anticipatrici in senso astratto, eseguite dal bresciano Romolo Romani (1884-1916), che firmò il primo “Manifesto dei pittori Futuristi”. La dimensione europea dell’artista, prematuramente scomparso, è qui testimoniata, in particolare, da alcuni straordinari disegni e dalla grande tela Immagine (1908 circa), posta in apertura del percorso espositivo: la composizione, unicamente attraversata da andamenti dinamici di intensa vibrazione cromatica, rimanda alle precoci sperimentazioni non figurative emergenti nei primi decenni del Novecento (Klee, Kandinskj, Kupka, Čiurlionis).  
 
SECONDA SEZIONE
La seconda sezione presenta sei dipinti, ancora di proprietà dei Musei, di ambito futurista (Gerardo Dottori, Julius Evola, Gino Galli, Fortunato Depero). La serie riveste un notevole interesse per la datazione delle tele (compresa tra il 1915 e il 1919) e per l’omogeneità delle soluzioni di tipo formale, come la scomposizione dei volumi e l’uso del collage. Nel loro insieme testimoniamo la vitalità dell’avanguardia futurista dopo la morte di Boccioni (1916), in particolare tra Firenze e Roma, dove era attivo Anton Giulio Bragaglia, il notissimo fotografo e gallerista, originario proprietario della maggior parte dei dipinti. La sezione si conclude con la celebre tela di Depero Ritratto psicologico dell’aviatore Azari (collezione privata), donato dall’autore allo stesso Azari  nel 1922 in occasione dell’“Esposizione Internazionale Futurista”  di Torino.
 
TERZA SEZIONE
La terza sezione è dedicata ad alcuni grandi maestri attivi nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, che presero variamente parte al gruppo Novecento. Tale movimento, caratterizzato dal rifiuto dell’esperienza delle avanguardie e dall’adozione dei generi tradizionali, elaborò un “ritorno” alla figurazione, talvolta a contatto diretto con l’ambiente artistico parigino. Si potranno quindi ammirare, tra l’altro  a diretto confronto, tre notevoli dipinti di natura morta eseguiti da de Chirico  (1925-30 circa, collezione privata), Giorgio Morandi (1946,  Musei Civici)  e Gino Severini  (1928, collezione privata); seguono due tele di Mario Sironi degli anni Quaranta (Composizione e Doppia figura), di vigorosa costruzione plastica, provenenti, come il citato Morandi, dal legato Scalvini ai Musei.  
 
QUARTA SEZIONE
Il dopoguerra è un periodo di grande fermento per l’arte italiana, e la mostra lo documenta in una sezione, la quarta, che potremmo riassumere nelle tre parole-chiave di “gesto”, “segno” e “materia”. È la rivoluzione dell’Informale, che va molto al di là dell’astrattismo: le opere diventano testimonianza di misteriosi alfabeti, tracce del gesto dell’artista, concrezioni di colori e di segni, agglomerati di materia. In mostra compaiono due esponenti del Gruppo Origine, Giuseppe Capogrossi e Mario Ballocco (collezioni private), ma anche una rara composizione di Emilio Vedova, già esposta alla Biennale di Venezia del 1948 (collezione privata). Si aggiungono Enzo Brunori e Alfredo Chighine, pittori particolarmente apprezzati da Cavellini, da considerare tra gli acquisti più importanti effettuati in occasione dell’apertura della Galleria d’arte moderna. Tra questi si inserisce anche un dipinto di Ennio Morlotti (1955, collezione privata), dove le figure delle Bagnanti sembrano ormai dissolversi in una continuità cromatica di forte evidenza materica. Lucio Fontana, con i suoi notissimi “buchi” e ”tagli”, compie un passo ulteriore: è l’invenzione dello Spazialismo, cioè di una visione dell’arte in cui lo spazio è inteso come materia, di cui offrire una nuova dimensione percettiva. Il suo esempio sarà determinante nell’ispirare e orientare altri e più giovani artisti della fine degli anni Cinquanta e dei Sessanta, come Enrico Castellani, famoso per le sue tele estroflesse, e il dirompente Piero Manzoni; oltre alla fin troppo celebre Merda d’artista, provocazione al feticismo del mercato dell’arte, è presente in mostra un suo straordinario Catrame del 1957 (collezioni private).
 
QUINTA SEZIONE
La quinta sezione è dedicata a Guglielmo Achille Cavellini. Le tre tele di Giulio Turcato, Renato Birolli e di Mario Schifano (collezioni private), a lui appartenute, intendono evocare la sua collezione, allora unica in Italia quanto ad aggiornamento e intuito critico. Nella stessa sala sono presentati tre ritratti di Cavellini (da lui commissionati a Birolli, Mario Ceroli, Andy Warhol) ed alcune sue opere, dove la riflessione sulla condizione dell’artista contemporaneo si traduce in espliciti rimandi alla storia recente della pittura, come le elaborazioni, in legno combusto o colorato, dedicate a Morandi e a Braque. Il tema, ricorrente dal 1971, dell’ “autostoricizzazione” è ripreso nella Colonna, nell’Armadio e negli Abiti utilizzati nelle performaces, rivestiti di testi autobiografici, dove la mescolanza tra le notizie vere e quelle del tutto improbabili si traduce in un gioco insieme concettuale ed ironico.  
 
SESTA SEZIONE
L’a sesta sezione espone alcuni lavori di esponenti della cosiddetta “Arte Povera”, sviluppatesi in Italia dalla fine degli anni Sessanta. Il movimento rifiuta tecniche e supporti della tradizione e utilizza materiali comuni, come legno, ferro, plastica e cuoio, per elaborare “installazioni” che stabiliscono una relazione diretta con l’ambiente e l’osservatore. In mostra saranno presenti opere importanti (collezioni private) risalenti agli anni Sessanta e Settanta, cioè alla fase culminante e più creativa del movimento, di autori quali Giovanni Anselmo, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Eliseo Matracci, Pierpaolo  Calzolai e Alighiero Boetti.      
 



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