31 Maggio 2019 / 11 Luglio 2019

"Belle dentro. Racconti di libertà" sospesa dal carcere femminile di Verziano è un portfolio inedito di Renato Corsini con testi di Carlo Alberto Romano realizzato all’interno della Casa di reclusione femminile di Verziano, frazione di Brescia, che offre al pubblico l’occasione di riflettere sulla condizione carceraria. Il progetto ha dato ad alcune detenute la possibilità di essere “straordinarie” davanti all’obiettivo di un fotografo, dopo essere state preparate al set da truccatori e parrucchieri. 10 di questi ritratti, a partire dal 3 maggio, saranno esposti, grazie al contributo di Brescia Mobilità, nelle principali stazioni della metropolitana di Brescia, in una sorta di mostra diffusa nella quale i volti di queste donne prendono il posto della comunicazione pubblicitaria.

Informazioni e Prenotazioni
Tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00

La mostra

A cura di Renato Corsini e Carlo Alberto Romano

Andy Warhol diceva che «nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti» e, aggiungo io, «avrà diritto alla sua straordinaria quotidianità»: quella che una detenuta perde quando mette piede in un carcere, quella che la fotografia segnaletica le toglie come primo atto di allontanamento dalla realtà, come estraniazione dai meccanismi, anche di rappresentazione, della propria personalità.

Mentre “fuori” la propria immagine diventa sempre più momento di comunicazione demandato alla bulimia dei selfie e alle applicazioni degli smartphone, “dentro” ogni forma di racconto visivo è bandita e negata dall’impossibilità di usare qualsivoglia mezzo fotografico.

Senza una sua rappresentazione, senza la possibilità di esibirne testimonianza anche la femminilità delle detenute viene pesantemente mortificata insieme alla privazione della libertà che l’espiazione della pena comporta. Il momento riabilitativo dimentica una delle sue componenti più significative e probabilmente più sentite: quella dell’attenzione alla propria immagine, che perde di significato senza il confronto con l’esterno. Penso sia anche per questo, per il desiderio di avere comunque documentazione di un vissuto che, pur negativo, appartiene alla propria vita, per la possibilità di condividere un’esperienza diversa all’interno del carcere, e per giocare con sé stesse, che le ospiti della casa circondariale di Verziano abbiano con entusiasmo accettato di comparire in questo lavoro.

Comunicare con l’esterno, rivendicare anche con orgoglio la propria esistenza nella coscienza di aver fatto un errore o nella consapevolezza di esserne semplicemente vittime, costituiscono motivazioni sufficienti ad accettare la proposta di un racconto per immagini. La routine penalizzante di un percorso carcerario contrapposta alla straordinarietà di una sala posa, di un set dove sentirsi protagoniste dopo una seduta di trucco e parrucco nelle sapienti mani di professionisti, hanno dato corpo a questa bellissima esperienza, senza quelle gerarchie e complessi d’inferiorità o di frustrazione che uno si immagina in queste situazioni.

 

Renato Corsini