Arroccato sul colle Cidneo, il Castello costituisce uno dei più affascinanti complessi fortificati d’Italia e il secondo più grande d’Europa, in cui si possono leggere ancora oggi i segni delle diverse dominazioni.

Il Mastio sulla sommità del colle, con la possente Torre dei Prigionieri, il ponte levatoio e la Torre Mirabella, che sovrasta la città, ultima memoria della chiesa di Santo Stefano in Arce, sono testimoni del periodo comunale e della dominazione viscontea. I massicci bastioni, con il portale d’ingresso monumentale, documentano la potenza della Serenissima, che resse la città per circa quattro secoli.

Il Castello

Al suo interno il Castello svela percorsi e ambienti, spesso nascosti, ricchi di mistero e lo sguardo volge su uno dei panorami più suggestivi della città, potendo ammirare non solo le pendici dei Ronchi e le valli bresciane ma anche la catena appenninica e le Alpi.

Protagonista di numerosi eventi drammatici in cui la città fu coinvolta, tra cui le celebri Dieci Giornate, il Castello è oggi una delle aree più suggestive di Brescia, in cui convivono più elementi: le testimonianze della presenza romana, come i magazzini dell’olio con vasche di pietra di Botticino, gli edifici medievali e una locomotiva del 1909, esposta all’interno del “Falco d’Italia” per la gioia dei visitatori più piccoli.

Le Dieci Giornate di Brescia

Nel passaggio più delicato dell’epopea risorgimentale, il 1848, il popolo bresciano organizza un comitato clandestino capeggiato da Tito Speri e da don Pietro Boifava, curato a Serle. Sarà la notizia della prevista riscossione, da parte degli austriaci, di una multa cospicua, imposta alla cittadinanza dopo che Brescia aveva aderito, nel 1848, al Governo Provvisorio di Lombardia, a scatenare, il 23 marzo del 1849, la ribellione collettiva contro l’oppressore. La scintilla fu innescata anche dalle voci contrastanti che provenivano dal fronte, nella seconda fase della Prima guerra d’Indipendenza (1848-1849), dichiarata da Carlo Alberto, re di Sardegna, nel tentativo di riconquistare, dopo gli eventi del 1848, il Lombardo-Veneto, liberandolo dagli Austriaci. Arrivavano, infatti, notizie fuorvianti di vittoria delle truppe sabaude, mischiate ai dispacci reali sulla sconfitta piemontese a Novara (23 marzo 1849), cui seguì l’abdicazione di Carlo Alberto e la firma dell’armistizio di Vignale (24 marzo 1849) fra il nuovo re, Vittorio Emanuele II e il generale Radetzky.

Brescia, insorta confidando nell’aiuto piemontese, scelse di non arrendersi agli austriaci nuovamente vincitori, ingaggiando una resistenza per dieci, lunghissimi giorni, con il coinvolgimento del popolo, che lottò strenuamente casa per casa e dietro le barricate allestite nei punti chiave della città, mentre gli austriaci, arroccati in Castello, bombardavano il perimetro urbano. L’intera città divenne teatro di guerra: i campanili e le torri della città furono utilizzati come vedetta e come base operativa per i tiratori scelti. Ad essere bersagliati dalle granate asburgiche furono anche i simboli più alti della municipalità, come Palazzo Loggia, in cui tuttora permane, alla base di una delle pareti del Salone Vanvitelliano, il foro causato da un proiettile austriaco sparato dal Castello. Gli insorti, guidati da Tito Speri, fronteggiarono gli austriaci in ogni angolo della città. Barricate furono innalzate a Porta Torrelunga, in Contrada San Barnaba, in Contrada Sant’Urbano e in molti altri luoghi. I bresciani ingaggiarono violenti scontri con gli austriaci anche dai Ronchi e nella località di Sant’Eufemia della Fonte.

La resa della Leonessa d’Italia si ebbe solo alla fine di dieci giorni di combattimento estremo, il 1° aprile 1849, dopo che il famigerato maresciallo Haynau, detto “la jena” (il cui nome rimane tuttora legato alla palazzina posta all’ingresso del Castello), era accorso in sostegno della guarnigione austriaca asserragliata in Castello. Nella notte del 31 marzo, infatti, sfruttando la viscontea Strada del Soccorso, un salvacondotto segreto e tuttora esistente che collega la sommità del Castello alla città, nuovi presidi armati guidati da Haynau erano riusciti a raggiungere il Cidneo. L’insurrezione fu spenta nel sangue, con una repressione violenta nei confronti dei civili, piegati da fucilazioni che si protrassero nel tempo, fino al 12 agosto, data dell’amnistia voluta da Radetzky. Gli insorti fatti prigionieri vennero rinchiusi in Castello o nel carcere di Sant’Urbano e molti di loro furono fucilati. L’insofferenza nei confronti dei dominatori austriaci, tuttavia, non fu sopita, tanto che Tito Speri animerà un nuovo comitato insurrezionale clandestino, una scelta che gli costerà la vita, finendo impiccato sugli spalti di Belfiore, a Mantova, nel 1853.

Il coraggio leonino con cui Brescia si distinse in epoca risorgimentale le vale, ancora oggi, l’appellativo di Leonessa d’Italia, coniato da Giosuè Carducci nelle Odi barbare, Libro V, componimento del maggio 1877, che si chiude con la celebre quartina

Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia leonessa d’Italia
beverata nel sangue nemico

Fasi storiche del Castello di Brescia

-Dalla formazione geologica ai primi insediamenti umani preistorici

La sommità del Colle Cidneo è il più antico insediamento bresciano. I reperti più antichi ritrovati durante gli scavi sono databili all’Età del Ferro.

-Insediamento celtico

Risale a questo periodo la prima importante antropizzazione dell’area sommitale del Colle, usata dalle popolazioni celtiche, prima Liguri e poi Cenomani, come luogo di culto, forse dedicato al dio Bergimus.

-Periodo romano

Durante il periodo romano il colle continuò a essere usato come luogo di culto, con una serie di templi, dalla incerta dedicazione, di cui sono ancora visibili le scalinate all’interno del Museo delle Armi.

Al di sotto del tempio sono conservati dei depositi oleari e altre vasche il cui uso rimane ancora oggi ignoto. Mentre altri depositi oleari furono costruiti al di sotto del prato oggi detto della Mirabella.

-Tardo Antico e periodo longobardo

Alla tarda età imperiale risale probabilmente il basamento della cosiddetta Torre Mirabella. È stato ritrovato un martyrium paleocristiano, perpetrando anche in periodo cristiano la vocazione cultuale del luogo.

Dopo i saccheggi di Visigoti, Unni ed Eruli,  e un periodo di presenza ostrogota, di cui si sono conservate pochissime tracce documentarie e materiali ma molto importante per la città, i nuovi dominatori, i Longobardi, sfruttarono il Colle per la prima volta per finalità difensive, costruendo il primo castrum.

-Basso Medioevo (XII-XIV secolo)

Nel Basso Medioevo, in continuità con la vocazione cultuale del Colle, vennero edificate alcune chiese, la più importante delle quali fu la chiesa di Santo Stefano in Arce, di cui si conserva, coperta dal prato, il basamento dell’intera struttura e alcune strutture in elevato, tra cui una delle due torri campanarie (la Torre Mirabella).

Sempre nel Basso Medioevo furono iniziati i lavori per la costruzione del Mastio.

-Periodo visconteo e parentesi malatestiana

Fu con i Visconti che le opere castrensi furono razionalizzate, abbattendo vecchi edifici e costruendo il Mastio sopra il tempio romano e i depositi oleari, grazie alla volontà di Luchino Visconti e di suo fratello Giovanni, che commissionarono anche gli affreschi tutt’oggi visibili.

-Prima dominazione veneziana

La dominazione veneziana è caratterizzata da importanti lavori di ammodernamento delle strutture castrensi, iniziando i lavori di ampliamento, partendo dalla trasformazione di una vecchia torre quadrangolare viscontea in una più moderna torre tonda, la Torre dei Prigionieri. Grazie all’opera di Giacomo Coltrino, la realizzazione di una nuova torre, in sostituzione di una vecchia crollata, detta appunto Torre Coltrina.

-Periodo francese

La beve parentesi dell’occupazione francese fu particolarmente significativa per il Castello di Brescia, poiché le necessità difensive portarono i nuovi dominatori ad ampliare, al di sotto del prato detto della Mirabella, un sistema fortificatorio all’avanguardia, appositamente chiamata Torre dei Francesi.

-Dominazione veneziana e periodo napoleonico

Fu con il rientro dei veneziani che il castello vide il suo più importante sviluppo con l’edificazione di una nuova cinta bastionata, l’ampiamento della strada del Soccorso; vennero dunque realizzati i baluardi di san Pietro, san Marco e san Faustino e della Pusterla. La fortezza venne anche dotata di numerose cannoniere e fuciliere e di edifici per il deposito delle vettovaglie (il Grande Miglio), di forni, caserme, edifici religiosi, cisterne, depositi per le artiglierie (Piccolo Miglio) e polveriere.

-Età Napoleonica e periodo austriaco

Durante il periodo napoleonico il castello, in decadenza da diverso tempo, non subì variazioni e fu usato principalmente come prigione.

Con il passaggio dall’occupazione francese a quella austriaca, il Castello tornò ad assumere nuove funzioni strategiche. Le strutture austriache si concentrarono sulla rifunzionalizzazione degli edifici e degli acquartieramenti militari, donando al Castello la forma di una grande caserma. La zona del Mastio invece vide un sostanziale abbandono.

-Regno d’Italia

Nel 1859 Brescia entra subito a far parte del nuovo Regno d’Italia. Il Castello, sfruttando le strutture austriache, continua la sua funzione di caserma per le truppe italiane. Il Mastio venne usato come prigione militare. Negli anni a cavallo tra Otto e Novecento, grazie all’iniziativa del capitano Sorellli, iniziarono i lavori di restauro degli edifici più antichi e pericolanti, usando i detenuti del Mastio.

Nel XX secolo il Castello esordì come parco pubblico con l’Expo del 1904.

Durante la Prima Guerra Mondiale, alcune strutture del Castello furono usate per la detenzione dei prigionieri austriaci, per poi tornare a essere uno spazio urbano tra le due guerre mondiali.

-1943-1945

La funzione di parco cittadino, che ha caratterizzato il Castello dal XX secolo ai giorni nostri, vide una drammatica rifunzionalizzazione durante la Repubblica Sociale Italiana, come caserma delle milizie repubblichine e tedesche, mentre alcuni edifici furono usati come prigione politica.

-Dall’ultimo dopoguerra a oggi

Il Castello divenne uno dei luoghi più cari ai bresciani, che finalmente poterono godere degli spazi interni liberamente. Nel corso del Novecento sono stati numerosi i progetti di riqualificazione, a partire dalla sistemazione dello zoo al posto delle caserme veneziane, appositamente abbattute, e rimosse negli anni Ottanta.

I Musei del Castello

Museo delle Armi “Luigi Marzoli”

All’interno del trecentesco Mastio Visconteo, il Museo delle Armi “Luigi Marzoli” ospita una delle più pregiate raccolte europee di armature e armi antiche, che raccontano la lunghissima tradizione armiera bresciana, documentandone l’evoluzione tecnologica e artistica tra il XV e il XVIII secolo.

Museo del Risorgimento

Al fine di consentire interventi di riallestimento dell’immobile che ospita il Museo del Risorgimento, si è dovuto procedere alla chiusura temporanea delle sale museali.

Il Museo del Risorgimento, inaugurato nel 1959, è stato chiuso nell’ottobre 2005. L’allestimento occupava gli spazi del Grande Miglio (edificio che prende il nome dal deposito di granaglie per le guarnigioni venete costruito in Castello alla fine del Cinquecento).

Il Museo ripercorreva la storia europea e nazionale dalla rivoluzione francese (1789) alla presa di Roma (20 settembre 1870). Un focus era posto sulla figura di Giuseppe Zanardelli, ministro di grazia e giustizia e capo del Governo fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.
Particolare attenzione era dedicata alle vicende storiche del territorio bresciano, come la Repubblica bresciana del 1797, le Dieci Giornate del 1849 e le principali battaglie combattute in territorio bresciano durante le guerre d’Indipendenza, con particolare attenzione alla battaglia di Solferino e San Martino.

Il percorso espositivo proponeva una selezione ragionata delle raccolte, fra cui ritratti, cimeli, proclami e stampe d’epoca che documentavano l’epopea risorgimentale e i moti patriottici per l’unità nazionale.

Castello 360°

Informazioni

Prezzi

L’accesso all’area del Castello è libero e gratuito.

La visita all’interno della fortezza è consentita soltanto acquistando il biglietto per il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”.

Orari

Il Castello di Brescia è aperto tutti i giorni, 365 giorni l’anno.
Gli orari di apertura possono variare in caso di eventi.

Lunedì – domenica
6:00-23:00

Infopoint

L’Infopoint è il punto di informazione turistica del Castello.

Per informazioni:
castello@bresciamusei.com 

T. 0306883032

Come arrivare

Via Castello, 9 – Brescia

In Autobus e Metropolitana

  • in autobus: per visualizzare le corse degli autobus consulta il sito Brescia Mobilità
  • in metro: fermata San Faustino + 10 minuti a piedi / fermata Vittoria + 15 minuti a piedi

In Taxi

Radio Taxi Brixia
tel. (+39) 030.35111

Parcheggi auto

Lungo la strada che conduce al Castello sono disponibili numerosi parcheggi gratuiti e a pagamento, anche per disabili.

Bicimia

Per usufruire del servizio consulta il sito Brescia Mobilità

In Treno

Raggiungici in treno, poi dalla Stazione ferroviaria di Brescia:

  • a piedi: 20 minuti seguendo le indicazioni per Castello
  • in metro: fermata San Faustino + 10 minuti a piedi / fermata Vittoria + 15 minuti a piedi

In Aereo

Aeroporto Gabriele D’Annunzio di Brescia
(20 Km da Brescia)

Aeroporto Orio Al Serio di Bergamo
(56 Km da Brescia)

Aeroporto Valerio Catullo di Verona
(70 Km da Brescia)

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